Su una remota isola di Lord Howe al largo dell'Australia, i ricercatori hanno trovato un pulcino di procellaria nel cui stomaco c'erano 894 pezzi di plastica per un peso complessivo di oltre 64 grammi. È un nuovo triste record in 16 anni di osservazioni della popolazione di questi uccelli marini. I dati mostrano che negli ultimi anni la quantità di plastica negli stomaci dei pulcini è aumentata bruscamente, e i precedenti «scenari peggiori» non sembrano più il limite.
I genitori delle procellarie volano in mare in cerca di cibo e portano ai pulcini non solo pesci e calamari, ma anche frammenti di plastica che scambiano per nutrimento. In 80–90 giorni, mentre il pulcino resta nella tana, riceve decine di queste «porzioni». Nell'anno 2025 un uccello ha accumulato 894 frammenti, e nell'anno 2026 — 644 pezzi del peso di 67,4 grammi. In precedenza il record resisteva dall'anno 2012, quando furono trovati 276 oggetti, e gli scienziati ritenevano che un pulcino non sarebbe semplicemente sopravvissuto a di più.
Dall'anno 2023 il record viene aggiornato ogni anno. La plastica non solo occupa spazio nello stomaco, ma può anche formare accumuli compatti, a causa dei quali premendo si sente uno scricchiolio. Gli studi mostrano che questi pulcini prendono peso peggio e possono soffrire di problemi di salute cronici. La plastica nell'oceano diventa sempre più accessibile, e gli uccelli si rivelano indicatori di quanto rapidamente cresca l'inquinamento.
L'isola di Lord Howe è considerata uno degli angoli più puliti del pianeta, ma anche qui la plastica raggiunge gli abitanti più vulnerabili. I genitori portano frammenti di bottiglie, tappi e pezzi indistinguibili, che si accumulano negli stomaci dei pulcini. Non è un caso, ma il risultato di un aumento sistemico dei rifiuti plastici nell'ambiente marino negli ultimi decenni.
Le osservazioni vengono condotte dall'anno 2007, e nei primi dieci anni il quadro è rimasto relativamente stabile. Il brusco salto è iniziato di recente e coincide con la crescita generale dell'inquinamento da plastica negli oceani. Gli scienziati sottolineano che le misure per ridurre i rifiuti non riescono ancora a tenere il passo con la portata del problema.
Ogni caso del genere è un promemoria che la plastica in mare non scompare, ma ritorna nelle catene alimentari. I pulcini di procellaria mostrano quanto siano strettamente legati i nostri rifiuti quotidiani alla vita di specie marine lontane.
Ridurre l'uso della plastica monouso e migliorare il riciclaggio dei rifiuti restano i passi più efficaci che possono rallentare questo processo già ora.


