Su un remoto atollo di Aldabra, nella parte occidentale dell'Oceano Indiano, la spiaggia notturna si anima sotto la luce della luna: le femmine di tartaruga marina verde (Chelonia mydas) strisciano lentamente sulla sabbia, lasciando tracce simili a quelle di enormi pneumatici. Solo mezzo secolo fa scene del genere erano rare — la popolazione qui si reggeva a malapena.
Alla fine del XIX secolo sull'atollo si catturavano ogni anno fino a 12 mila tartarughe. Negli anni 1960 il numero di nidi si ridusse a 2–3 mila all'anno. Il divieto di caccia del 1968 diede inizio al più lungo periodo continuo di protezione dei siti di nidificazione della regione. Oggi i ricercatori registrano più di 15 mila deposizioni all'anno — una crescita del 173 per cento dal 1980.
Un quadro analogo si osserva su molte spiagge del mondo. Nell'ottobre del 2025 l'Unione internazionale per la conservazione della natura ha trasferito le tartarughe verdi dalla categoria «in pericolo» a quella di «minima preoccupazione». Secondo le stime dell'IUCN, la consistenza globale è cresciuta di circa il 28 per cento dagli anni 1970, e otto delle undici popolazioni regionali sono ora considerate a bassa vulnerabilità.
Tuttavia dietro il successo generale si nasconde un'irregolarità. Alcune popolazioni nella parte centro-meridionale del Pacifico, nelle parti orientale e sud-occidentale del Pacifico, nonché nella parte settentrionale dell'Oceano Indiano restano vulnerabili. La pressione dovuta alle catture accidentali, al bracconaggio e ai cambiamenti climatici continua.
Ad Aldabra l'incremento è particolarmente evidente sulla spiaggia di Settlement, dove un tempo la cattura era più intensa. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a 25–35 anni, perciò l'effetto del divieto si è manifestato solo dopo decenni. Oggi, nel pieno della stagione, qui si possono vedere fino a cento tartarughe in una notte.
Il recupero dipende dalla protezione a lungo termine e dal monitoraggio. Nei luoghi ad alta densità di popolazione, come nelle isole interne delle Seychelles, la consistenza resta bassa — decine di nidi all'anno contro migliaia sugli atolli remoti. La nuova designazione globale di «minima preoccupazione» non deve creare l'illusione che il lavoro sia concluso.
La protezione duratura dei siti di nidificazione e la riduzione delle minacce in mare permettono alle popolazioni di crescere, ma il successo richiede un'attenzione costante alle regioni vulnerabili e ai fattori locali.



