Nelle fitte foreste del Laos, dove ancora mezzo secolo fa risuonavano le mandrie di elefanti asiatici e vagavano i rinoceronti, oggi spesso si sente solo il silenzio. Nonostante la copertura forestale ancora elevata rispetto ai paesi vicini, molti grandi mammiferi sono scomparsi, e il loro ritorno richiede non solo piani sulla carta, ma anche azioni concrete sul terreno.
Secondo un nuovo studio pubblicato su Global Ecology and Conservation, i rinoceronti di Sumatra e di Giava sono scomparsi dal Laos già negli anni 1990, l'ultima tigre confermata è stata registrata nel 2013, mentre il bufalo d'acqua selvatico e il kouprey sono completamente scomparsi. Queste perdite, come sottolineano gli autori, avrebbero potuto essere mitigate da un riconoscimento più precoce del declino delle popolazioni, da una migliore protezione degli habitat e da un controllo rigoroso della caccia e del commercio illegale di animali selvatici.
Oggi nel paese restano circa 300–400 elefanti asiatici, distribuiti in 24 popolazioni separate, la maggior parte delle quali conta meno di 20 individui. Lo studio individua territori chiave — l'area protetta nazionale di Nam Pouy nel nord-ovest e il parco nazionale di Nakai-Nam Theun nei monti Annam centrali — come i più promettenti per il recupero. Gli autori raccomandano di concentrarsi proprio sugli elefanti: ripristino dei corridoi di spostamento, paesaggi transfrontalieri e misure per ridurre i conflitti con le persone.
Le principali barriere sono la debole applicazione delle leggi, la caccia e il bracconaggio in corso, il commercio transfrontaliero e la mancanza di finanziamenti. Anche in presenza di piani nazionali per le tigri e gli elefanti, nonché di un'ampia rete di aree protette, la loro attuazione spesso resta sulla carta. Gli esperti sottolineano che la volontà politica e il sostegno a lungo termine sono di importanza cruciale, soprattutto in una regione che i donatori internazionali non di rado trascurano.
Il recupero dei grandi mammiferi può diventare un approccio «di punta» che aiuti a conservare anche molte altre specie, compresi i rari endemismi dei monti Annam. Tuttavia, senza finanziamenti sostenibili adeguati e un reale rafforzamento della protezione sul terreno, gli obiettivi resteranno irraggiungibili.
La chiave del successo è trasformare i piani esistenti in misure concrete di protezione e monitoraggio fin da subito.


