Nell'ottobre del 2026 il parlamento dello Stato australiano del Nuovo Galles del Sud ha approvato una legge per l'istituzione del Grande Parco Nazionale dei Koala — un territorio che unirà quasi mezzo milione di ettari di foreste e diventerà la casa di circa dodicimila di questi marsupiali. Dopo più di dieci anni di campagne, i difensori della natura e le comunità locali hanno finalmente ottenuto ciò che chiedevano, e il parco dovrebbe aprire entro la fine dell'anno.
Il nuovo parco comprenderà 178 mila ettari di foreste statali precedentemente destinate al taglio del legname, aggiungendoli ai territori già protetti. Nel complesso ciò darà 475 mila ettari in cui potranno vivere non solo i koala, ma anche più di cento altre specie rare — dai grandi possum volanti meridionali ai cacatua neri lucidi e alle rare orchidee ragno. I koala nel Nuovo Galles del Sud sono in pericolo di estinzione dal 2022: il loro numero si è ridotto di un terzo in due decenni a causa della perdita delle foreste, delle malattie e degli incendi, e gli incendi catastrofici del 2019–2020 hanno distrutto fino al 71 per cento degli animali rimasti sulla costa settentrionale.
Un ruolo importante nella gestione del parco resterà ai popoli indigeni — i Gambaynggirr e i Dungutti. Otto ranger aborigeni lavoreranno attraverso organizzazioni controllate dalle comunità, e una parte dei posti di lavoro nel parco sarà riservata agli abitanti indigeni. Non è una semplice formalità: le conoscenze tradizionali aiutano a capire meglio come preservare un ecosistema che si è formato nel corso di millenni.
Tuttavia, dietro questo successo c'è un meccanismo di finanziamento controverso. Si prevede di garantire il mantenimento a lungo termine del parco attraverso la vendita di crediti di carbonio secondo lo schema della gestione migliorata delle foreste locali. Il governo ha già stanziato 140 milioni di dollari australiani per l'avvio, ma in futuro le entrate dipenderanno dal commercio delle quote di emissioni. I critici considerano questo approccio un «greenwashing»: invece di vietare direttamente il taglio delle foreste e ridurre le emissioni dell'industria, la natura viene trasformata in una merce che si può «compensare».
I Verdi e una parte dei difensori della natura hanno votato a favore della legge, riconoscendo che un compromesso è necessario, ma continuano a chiedere: i crediti del parco non devono essere venduti e le foreste devono restare fuori dagli schemi commerciali. Inoltre, nel progetto sono state previste zone per il tempo libero, compresi autoclub e piste ciclabili, il che ha suscitato ulteriori timori: un parco nazionale non deve trasformarsi in un luogo per le corse.
Nonostante tutte le riserve, la creazione del parco è un passo concreto verso la salvaguardia di uno dei simboli più vulnerabili dell'Australia. La fase successiva è l'elaborazione di un piano di gestione che dovrà bilanciare la tutela, l'occupazione e la ricreazione, oltre a proseguire l'ampliamento dei territori protetti, comprese le foreste finora escluse a Pine Creek e in altre zone.
Proteggere la natura richiede non solo leggi, ma anche la disponibilità a rinunciare ai modelli di finanziamento abituali che mettono l'economia al di sopra degli ecosistemi.



