Negli allevamenti siberiani da oltre sessant'anni si selezionano volpi argentate e nere per la loro amichevolezza verso l'uomo. Nel corso di alcune generazioni la selezione ha portato alla comparsa di cuccioli «mansueti» dal carattere mite, dalle orecchie pendenti e dal muso accorciato. Un recente studio ha mostrato che questi cambiamenti hanno coinvolto una specifica area del cervello: l'ipotalamo ventromediale.
Gli scienziati hanno confrontato il cervello di tre gruppi di volpi: addomesticate, aggressive e selvatiche. Nell'ipotalamo ventromediale, noto dagli studi sui topi come centro dell'aggressività e delle reazioni sociali, negli animali amichevoli è risultato esserci un numero sensibilmente inferiore di neuroni che esprimono il recettore degli estrogeni alfa. Sono proprio queste cellule, negli esperimenti sui topi, a scatenare l'attacco immediato.
La riduzione del numero di tali neuroni sembra indebolire il circuito aggressivo e al tempo stesso rafforzare la propensione all'interazione sociale. I cambiamenti sono avvenuti rapidamente, nell'arco di appena sei generazioni di selezione. Ciò dimostra che la pressione selettiva è in grado di rimodellare la struttura del cervello in archi di tempo brevi.
L'esperimento con le volpi ebbe inizio negli anni 1950 presso l'Istituto di citologia e genetica di Novosibirsk. I genetisti notarono che negli allevamenti da pelliccia alcuni animali mostravano una minore aggressività verso le persone. Selezionando tali individui, i ricercatori ottennero una popolazione che per comportamento e aspetto ricorda i cani domestici. Ora i neurobiologi hanno avuto la possibilità di seguire quali esattamente siano i cambiamenti cellulari alla base di questa trasformazione.
I risultati sono importanti non solo per comprendere l'addomesticamento. Essi mostrano come i fattori ecologici e sociali possano influenzare lo sviluppo del cervello nelle specie selvatiche. Meccanismi analoghi agiscono probabilmente anche in altri mammiferi, quando cambia l'ambiente di vita o il carattere dell'interazione con i conspecifici e con l'uomo.
Le fasi successive del lavoro comprendono la ricerca delle mutazioni genetiche che governano lo sviluppo di questi neuroni e lo studio di come cambiamenti simili si manifestino in altre specie. Tali dati aiuteranno a comprendere meglio l'evoluzione del comportamento sociale in natura.
L'osservazione delle volpi ricorda che anche cambiamenti piccoli e mirati nella selezione possono rimodellare in modo sensibile i circuiti neurali responsabili dei rapporti con il mondo circostante.
