Nelle nebbiose foreste delle Ande, dove le nuvole quasi non si diradano sui pendii, è cresciuto a lungo un gigante che non si riusciva a classificare con certezza. Ora ha un nome: Daturodendron, un albero alto fino a 20 metri, descritto come nuovo genere della famiglia delle solanacee.
Il primo esemplare fu raccolto nel 2004 vicino a Bucaramanga, in Colombia, ma per più di vent'anni la pianta rimase in un limbo. A mettere la parola fine sono stati i ricercatori dell'Università di Cartagena e del Royal Botanic Gardens di Kew. L'analisi filotrascrittomica di quasi 300 geni, pubblicata sulla rivista Taxon nel 2026, ha dimostrato che l'albero appartiene alle solanacee e rientra nella tribù delle Datureae, cui appartengono i Datura e le Brugmansia. È per questo che viene chiamato un lontano parente del pomodoro, della patata e della melanzana: la vicinanza qui si misura a livello dell'intera famiglia.
Nell'aspetto, il Daturodendron non somiglia alle consuete piante da orto. Non è un arbusto erbaceo, ma un vero e proprio albero con un fusto robusto e una chioma. È stato assegnato a un genere separato non per un singolo dettaglio, ma per un insieme di caratteri: il portamento arboreo, i fiori eretti, il calice che si apre lungo una linea circolare, la corolla coriacea e i semi di forma arrotondata o reniforme. Il nome del genere rimanda alla somiglianza con lo stramonio, mentre l'epiteto specifico absconditum, cioè «nascosto», riflette il fatto che l'albero è rimasto così a lungo inosservato. Finora è nota una sola specie, Daturodendron absconditum.
Particolarmente interessante è la chimica della pianta. Il Daturodendron sintetizza alcaloidi tropanici — scopolamina e iosciamina —, gli stessi composti caratteristici dello stramonio e di altri membri della tribù. Gli alcaloidi tropanici sono in genere considerati sostanze di difesa specializzate, e la ricostruzione degli stati ancestrali mostra che la capacità di produrli è molto probabilmente comparsa nella tribù molto tempo fa. Dunque, nel Daturodendron si tratta di un'eredità antica, non di un'acquisizione recente.
Per gli evoluzionisti, la cosa più importante è la posizione del nuovo genere nell'albero della famiglia. L'analisi filogenetica colloca il Daturodendron alla base della tribù: risulta essere il gruppo fratello di tutti gli altri suoi rappresentanti. Ciò rende la pianta un anello chiave per comprendere il passaggio dai frutti carnosi indeiscenti alle capsule secche deiscenti, oggi caratteristiche di molti parenti. La lacuna nel quadro dell'evoluzione delle solanacee si è rivelata più evidente di quanto sembrasse, persino in un gruppo che si riteneva ben studiato.
Il problema principale è il destino dell'habitat. La specie è nota solo dalla Colombia e dal Perù, perciò la riduzione delle foreste la colpisce direttamente, e diverse pubblicazioni la indicano già come priorità di conservazione. Le foreste pluviali montane delle Ande sono tra gli ecosistemi più ricchi del pianeta, ma le foreste tropicali montane vengono abbattute più rapidamente di quelle amazzoniche, e il cambiamento climatico le sta disseccando. Il disboscamento diretto per pascoli e campi resta comunque la minaccia principale.
La scoperta è interessante anche per i farmacologi: gli alcaloidi tropanici della famiglia sono da tempo noti per il loro valore etnomedico, e il nuovo genere aggiunge a questo gruppo un ulteriore punto di ricerca. Ma prima di parlare di applicazioni pratiche, bisogna capire come vive l'albero in natura e preservare le foreste stesse.
