Le foreste pluviali tropicali del Sud America nascondono un tesoro inaspettato: tre nuove specie di piante, strette parenti dell'albero Theobroma cacao, da cui si produce il cioccolato. Questa scoperta è arrivata quanto mai opportuna — nel momento in cui la principale coltura agricola è allo stremo per siccità, malattie e cambiamenti climatici. Le tre nuove specie — T. globosum, T. nervosum e T. schultesii — ampliano l'arsenale genetico a disposizione dei selezionatori e dei ricercatori nella corsa per salvare il futuro del cioccolato.
Il principale fornitore di fave di cacao — l'Africa occidentale, che produce circa 70% della produzione mondiale — negli ultimi anni ha affrontato una grave crisi. Nella stagione 2023–2024 siccità e malattie hanno causato un calo dei raccolti del 11%, provocando un'impennata dei prezzi sul mercato mondiale: nel 2024 i prezzi sono triplicati rispetto al 2023, raggiungendo livelli record. La specie Theobroma cacao, alla base di quasi tutto il cioccolato, si è rivelata estremamente vulnerabile alle fluttuazioni climatiche e ai patogeni fungini. Gli scienziati cercavano da tempo parenti stretti in grado di trasmettere utili caratteri di adattabilità, ma le scoperte erano rare.
Le nuove specie sono state scoperte da scienziati della University College Cork, della University of São Paulo, del New York Botanical Garden e dei Royal Botanic Gardens, Kew, studiando antichi campioni d'erbario raccolti nell'Amazzonia occidentale, che comprende territori di Brasile, Perù, Ecuador e Colombia. Si è trattato della prima revisione completa del genere Theobroma in oltre 60 anni. Ogni specie mostra adattamenti unici: T. schultesii è la più alta delle tre (fino a 8 metri), con fiori color crema e rosso e grandi frutti conici, e cresce nelle zone costiere del Mar dei Caraibi e del Pacifico; T. globosum si distingue per i frutti sferici e le foglie più piccole, e vive in Amazzonia; T. nervosum è caratterizzata da foglie dentate con nervature secondarie sporgenti, che formano caratteristiche protuberanze lungo il margine della foglia. Queste peculiarità morfologiche indicano profondi adattamenti a diverse condizioni di umidità, illuminazione e pressione dell'ambiente.
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Kew Bulletin nel luglio 2024, sottolinea che la scoperta amplia notevolmente il pool genetico per la selezione. I selezionatori ora dispongono di uno strumento per incrociare queste forme selvatiche con il cacao coltivato, al fine di aumentare la resistenza alla siccità, all'umidità eccessiva e a malattie come la muffa nera e la scopa di strega. Tuttavia non si tratta di una soluzione immediata, bensì di un lavoro lungo e meticoloso, che richiede prove sul campo, analisi genomica e anni di selezione.
In natura spesso una specie completa l'altra: l'apparato radicale di una sopporta meglio la siccità, le foglie di un'altra lavorano più efficacemente in presenza di acqua in eccesso, una terza è più resistente alle malattie. I nuovi teobromi possono diventare materiale da costruzione per varietà ibride capaci di crescere in condizioni in cui il cacao tradizionale non sopravvive più. Questo è di importanza cruciale: ogni albero richiede almeno 1000–1100 mm di precipitazioni all'anno, ma il clima attuale rende tale equilibrio sempre meno prevedibile.
La scoperta sottolinea ancora una volta perché la conservazione delle foreste tropicali non sia soltanto una questione ecologica, ma una questione di sopravvivenza economica. La diversità genetica della flora selvatica è una banca naturale di soluzioni ai problemi globali dell'agricoltura. Senza la conservazione degli ecosistemi dell'Amazzonia e senza ulteriori ricerche sulla sua biodiversità, le possibilità di avere piantagioni di cacao sostenibili nel XXI secolo diminuiscono sensibilmente. Dal modo in cui il mondo prenderà sul serio la protezione di queste foreste può dipendere il futuro non solo del cioccolato, ma anche del benessere di milioni di famiglie contadine, per le quali il cacao resta la principale fonte di reddito.

