Nelle collezioni dei musei a volte non si conservano semplici ossa, ma interi capitoli della storia della vita sulla Terra, che attendono il loro momento per decenni. È proprio quello che è accaduto a un frammento di cranio rimasto quasi un secolo al Museo di storia naturale di Londra: di recente è stato identificato come i resti di una nuova specie di dinosauro predatore — Invictibellatrix amberina.
Secondo lo studio pubblicato su Royal Society Open Science, questo megaraptor visse circa 120 milioni di anni fa sul territorio dell'attuale isola di Wight. Era grande all'incirca quanto una tigre di grossa taglia — tre-quattro metri di lunghezza, poco più di un metro e mezzo di altezza e un peso di 200–300 chilogrammi. A differenza dei tirannosauri più recenti, questi predatori facevano affidamento non tanto sulle mascelle, quanto su potenti arti anteriori e artigli ricurvi lunghi fino a 20 centimetri.
Il ritrovamento è importante non solo come prima testimonianza europea dei megaraptor — un gruppo noto finora soprattutto dall'emisfero australe. Esso mostra quanto fosse varia la fauna del Cretaceo inferiore in Europa e come questi agili predatori bipedi potessero occupare nicchie simili al ruolo delle iene o dei predatori di taglia media negli ecosistemi odierni.
Gli scienziati hanno utilizzato la tomografia computerizzata per studiare la struttura interna del cervello e del cranio. Il confronto con specie affini ha permesso di ipotizzare che Invictibellatrix possedesse probabilmente piume e cacciasse piccoli dinosauri, lucertole e mammiferi. Il frammento di cranio fu raccolto negli anni 1920 da un paleontologo dilettante ai piedi di una scogliera sulla costa sud-occidentale dell'isola di Wight, e fu consegnato al museo nel 1924.
Scoperte come questa ricordano che anche in regioni e collezioni ben studiate resta spazio per le sorprese. Esse sottolineano il valore dei fondi museali, dove innumerevoli esemplari attendono uno sguardo attento e i metodi di analisi moderni.
Lavorare con le collezioni storiche aiuta a capire meglio come sono cambiati gli ecosistemi del pianeta e quali insegnamenti ne derivano per la conservazione della biodiversità oggi.

