Gli antichi imperi interruppero il rigoglio della diversità linguistica

Modificato da: Svitlana Velhush

A study published in Science estimates humans once spoke from 30,000 to more than 75,000 languages at the peak of humanity’s linguistic diversity, compared with around just 7,500 today. Looking back 12,000 years, researchers link the dramatic decline to the expansion of empires

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Il picco della diversità linguistica sul pianeta non si collocò nel lontano passato paleolitico, bensì nel periodo compreso tra uno e tremila anni fa. Fu allora, secondo i dati di una nuova ricerca, che sulla Terra risuonavano decine di migliaia di lingue — molte più delle circa settemilacinquecento che si usano oggi.

Studiosi di Spagna, Stati Uniti e Germania hanno ricostruito i cambiamenti del paesaggio linguistico negli ultimi dodicimila anni. Si sono basati su informazioni etnografiche relative alle società tradizionali, su stime della popolazione nell'Olocene e sulla modellizzazione statistica. I risultati, pubblicati sulla rivista Science, mostrano che il declino iniziò molto prima della colonizzazione europea e coincise con la crescita dei grandi Stati e imperi.

L'espansione di tali formazioni portava a contatti duraturi tra gruppi prima isolati. Le lingue dominanti si diffondevano insieme alle istituzioni politiche, alle tecnologie e, talvolta, alle malattie. Le comunità piccole potevano essere assorbite o emarginate, e le loro lingue cessavano di essere trasmesse alle generazioni successive. L'Impero romano è uno degli esempi che vengono spesso menzionati nelle discussioni, sebbene il modello non colleghi perdite specifiche a singoli Stati.

«Il risultato più inatteso è quanto recente appaia il picco», osserva la linguista dell'Università di Yale Claire Bowern. Al massimo seguì una brusca riduzione, soprattutto negli ultimi duemila anni. La colonizzazione europea, senza dubbio, intensificò il processo, ma le radici affondano più in profondità — nell'epoca delle prime potenze multinazionali.

Le lingue odierne si presentano come sopravvissute a un «collo di bottiglia» storico su vasta scala e selettivo. Ciò significa che molti tratti delle lingue moderne possono essere diffusi proprio perché i parlanti di quelle lingue un tempo estendevano la loro influenza. Il modello globale non fornisce un censimento preciso delle lingue antiche e non permette di indicare guerre o epidemie specifiche come responsabili di singole perdite.

Lo studio sottolinea che la diversità linguistica crebbe insieme alla popolazione nel periodo della nascita dell'agricoltura, ma poi la centralizzazione politica cominciò a ridurla. La questione di quanto le lingue attuali siano rappresentative dell'intera storia dell'umanità resta aperta e richiede ulteriori precisazioni.

Comprendere questi processi aiuta a valutare con maggiore precisione quali caratteristiche delle lingue e delle culture consideriamo universali e quali invece frutto di una selezione storica.

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Fonti

  • Ancient Empires Helped End a Global ‘Golden Age’ of Languages

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