Nelle sabbie della costa settentrionale del Perù gli archeologi si sono imbattuti in un ritrovamento raro: una piattaforma funeraria quasi integra della cultura chimú, eretta più di sei secoli fa. La struttura si è conservata così bene che sembra che il tempo si sia fermato presso le mura dell'antica capitale Chan Chan.
La piattaforma comprende cinque camere. In esse riposavano i resti di trentotto persone, tra cui un rappresentante dell'élite locale. Accanto giacevano strumenti metallici, oggetti di rame e d'oro, caratteristici dei chimú, la cui civiltà fiorì dal 900 al 1470 anno della nostra era. Questi manufatti raccontano di una complessa gerarchia e dei rituali che accompagnavano il passaggio nell'aldilà.
Chan Chan fu il centro di un potente regno chimú molto prima dell'arrivo degli Inca. La classe dirigente seppelliva i propri morti in piattaforme speciali all'interno di grandi complessi. Il nuovo ritrovamento conferma questa tradizione e offre la possibilità di studiare i dettagli della vita quotidiana e delle credenze che prima si dovevano ricostruire da frammenti.
A quanto pare, la piattaforma è sfuggita al saccheggio grazie alla sua posizione e alle condizioni naturali. Gli esperti osservano che complessi così intatti si incontrano estremamente di rado: di solito i predoni o il tempo distruggono gran parte delle testimonianze. Qui invece si sono conservati persino i minimi dettagli, che permettono di giudicare la maestria degli artigiani e il simbolismo del corredo funerario.
La scoperta getta luce sulla struttura sociale dei chimú. La presenza di armi e gioielli indica lo status dei defunti, mentre il numero dei resti suggerisce rituali collettivi. Lo studio di simili monumenti aiuta a capire come le antiche società affrontassero la morte e conservassero la memoria degli antenati.
Come dice un vecchio proverbio, «la conoscenza del passato è la chiave del presente». Nel caso della piattaforma chimú questa conoscenza diventa particolarmente tangibile: permette di sentire il legame tra l'uomo moderno e coloro che vissero sulla stessa terra centinaia di anni fa, e di riflettere su ciò che proprio noi lasceremo dietro di noi.

