Il documento, che aveva lasciato il Messico su una nave nel 1840, è tornato in patria in aereo nel 2026. Questo manoscritto di 20 fogli del XVI–XVII secolo, creato, a quanto pare, da un maestro del popolo otomí, unisce la tradizionale pittografia mesoamericana alla scrittura europea e narra la migrazione dei mexica da Aztlán, la fondazione di Tenochtitlán, il regno dei tlatoani e l'arrivo degli spagnoli.
La Francia ha consegnato il codice per tre mesi nell'ambito delle celebrazioni per il 200 anniversario delle relazioni diplomatiche con il Messico. La mostra al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico durerà fino al 6 dicembre. In cambio, il Messico ha inviato in Francia il Codice Boturini, noto anche come «Striscia del pellegrinaggio». L'accordo sullo scambio reciproco è stato raggiunto dai presidenti Claudia Sheinbaum ed Emmanuel Macron nel novembre del 2025.
Il Codice Azcatitlan si divide in tre parti: la migrazione e la fondazione della capitale, il regno dei sovrani e gli eventi della conquista spagnola con l'evangelizzazione. I colori vivaci — rosso, blu, verde e giallo — raffigurano guerrieri con copricapi di piume, rituali nei templi-piramide e scene di vita quotidiana. Tali manoscritti non servivano semplicemente da cronaca, ma erano la memoria viva di un popolo, tramandata di generazione in generazione.
Dal 1898 il manoscritto è conservato nella Biblioteca Nazionale di Francia. Il suo ritorno temporaneo è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra i ministeri della cultura e gli istituti di antropologia dei due paesi. I rappresentanti delle comunità indigene, in particolare gli hñähñu di Ixmiquilpan, hanno già più volte presentato richieste di rimpatrio, e attualmente sono in corso negoziati su un possibile ritorno permanente.
Scambi simili sottolineano quanto sia fragile e al tempo stesso solido il legame tra passato e presente. Il codice, sopravvissuto ai secoli e all'oceano, torna davanti agli occhi di coloro i cui antenati lo crearono. Non è semplicemente un reperto museale, ma la testimonianza di come le storie dei popoli continuino a influenzare le relazioni contemporanee tra gli Stati.
La mostra è accompagnata da facsimili e spiegazioni che permettono ai visitatori di ripercorrere il cammino del documento dal XVII secolo ai giorni nostri. Gli specialisti osservano che le condizioni di conservazione negli archivi messicani oggi consentono di garantire un'adeguata salvaguardia di simili monumenti.
Il patrimonio culturale acquista forza quando ritorna a coloro che lo hanno generato.


