Nell'Italia meridionale, tra le rovine di un antico insediamento dei Lucani, gli archeologi hanno trovato una breve iscrizione che sembra un ponte gettato attraverso i secoli: ASANAS — la forma dorica del nome della dea Atena. Questa scoperta a Caselle in Pittari, non lontano dal golfo di Policastro, non si limita ad aggiungere un altro nome al pantheon, ma induce a riflettere su quanto strettamente si intrecciassero i mondi greco e italico molto prima del dominio romano.
Gli scavi sono condotti qui dal 2014 dal laboratorio di archeologia classica dell'Università di Salerno sotto la guida di Antonia Serritella. L'iscrizione è stata rinvenuta all'interno di un'intera collezione di testi che insieme nominano otto divinità, tra cui Cerere, Giove e ninfe legate alla pioggia e alle sorgenti. Il santuario si estendeva su due terrazze e, a quanto pare, serviva come luogo di rituali, dove gli abitanti locali offrivano doni in zone chiaramente delimitate.
Il dialetto dorico, in cui è scritto il nome della dea, era diffuso nel Peloponneso, a Creta e nelle colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia — quella stessa Magna Grecia. A differenza dell'attico, suonava diversamente, ed è proprio questa forma a indicare un'influenza diretta dei coloni greci, e non una semplice appropriazione. Accanto, nell'antica Velia, sono già note tracce di un santuario di Atena con armi, elmi e centinaia di oggetti votivi, il che conferma la persistenza del suo culto nella regione.
Un valore particolare alla scoperta conferisce il contesto: le iscrizioni sono state trovate non in luoghi casuali, ma in zone chiaramente rituali. Ciò consente agli studiosi di confrontare i testi con lo spazio del culto e di comprendere meglio come le comunità italiche locali adattassero divinità straniere. Molte delle divinità menzionate erano finora note principalmente grazie alla tavoletta bronzea di Agnone — un importante documento delle tradizioni religiose italiche.
L'insediamento di Caselle si sviluppò dalla metà del IV secolo a.C. e sopravvisse fino alla fine del III secolo a.C., quando fu abbandonato. In quel periodo l'Italia meridionale era un mosaico di culture: Lucani, Greci, Etruschi e altri popoli si scambiavano non solo merci, ma anche credenze. L'iscrizione ASANAS mostra che la greca Atena — dea della sapienza e della guerra — trovò qui dei devoti tra coloro che vivevano lontano dall'Ellade.
Scoperte come questa ricordano che gli antichi santuari non sono musei immobili, ma vive testimonianze del dialogo tra i popoli. Ci insegnano a vedere nel passato non solo i conflitti, ma anche il reciproco arricchimento di idee, lingue e rituali che plasmarono il volto del Mediterraneo.
Una sola breve iscrizione può cambiare la nostra idea di quanto profondamente la cultura greca penetrasse nella vita quotidiana dell'Italia preromana — basta leggere con attenzione le pietre.
