Sui monti Caraballo, nelle Filippine, cresce un modesto arbusto che la popolazione locale del popolo bugkalot chiama da tempo «kelli» e usa per curare i cani. Solo di recente la botanica moderna lo ha riconosciuto come specie distinta e gli ha dato un nome scientifico: Clerodendrum kelli.
La pianta raggiunge un metro di altezza; le sue foglie sono verdi sulla pagina superiore e di un viola pallido su quella inferiore. I fiori bianchi tubulosi, con la base rosata tendente al rosso, sono riuniti in racemi radi e non in infiorescenze compatte come in molti suoi congeneri. Essa si trova solo in due punti delle foreste montane umide della riserva di Pantabangan-Carrangalan: sul monte Meddengen e a Sitio Binbin.
I bugkalot conoscono da secoli le proprietà del «kelli»: le foglie vengono strofinate e aggiunte al cibo dei cani malati. Ciò nonostante, l'uso tradizionale non ha portato alla scomparsa della pianta. La minaccia principale è il disboscamento per l'agricoltura e le frane sui ripidi pendii dove l'arbusto preferisce insediarsi.
Oggi l'areale di Clerodendrum kelli si è ridotto a otto chilometri quadrati. La specie è già stata classificata come «in pericolo critico». I ricercatori dell'Università Ateneo de Manila, insieme ai colleghi, hanno descritto la nuova specie nel dicembre del 2025 sulla rivista Gardens' Bulletin Singapore.
La scoperta mostra come le conoscenze dei popoli indigeni e la scienza formale possano completarsi a vicenda. Là dove gli abitanti del luogo notavano da secoli le proprietà benefiche della pianta, gli scienziati vedono ora un elemento vulnerabile dell'ecosistema montano, che richiede una protezione speciale.
Senza misure rafforzate per la conservazione dei pendii e la limitazione della trasformazione dei terreni, Clerodendrum kelli rischia di scomparire prima che si possa studiarlo più a fondo. È un monito: molte specie restano invisibili alla scienza finché non scompaiono insieme al loro habitat abituale.


