La sera del 29 ottobre, presso gli ormeggi del lungomare Central di Hong Kong, avrà inizio l'annuale festival Wine and Dine, che quest'anno per la prima volta si protrarrà fino all'una di notte il venerdì e il sabato e occuperà un'area aggiuntiva nel Tamar Park.
Gli organizzatori — l'Ente per il Turismo di Hong Kong — hanno aumentato il numero degli stand di oltre il dieci per cento, fino a più di 340, e attendono circa 168 mila visitatori. Rispetto ai 160 mila dell'anno scorso la crescita è modesta, ma simbolica: la città punta chiaramente non solo a radunare una folla, ma a trattenerla più a lungo.
I nuovi padiglioni di Australia, Canada e Corea del Sud si affiancheranno ai consueti stand francesi, italiani e spagnoli. Per la prima volta compariranno tour di degustazione professionali e masterclass, e dopo il festival di quattro giorni tutto novembre si svolgerà all'insegna del «Mese del Buongustaio» — con offerte speciali nei ristoranti per i possessori dei biglietti.
Il presidente dell'ente, Peter Lam, dice apertamente: l'obiettivo è incoraggiare gli ospiti a restare in città più a lungo e a spendere di più. In una situazione in cui molte destinazioni asiatiche competono per gli stessi turisti, Hong Kong punta non sul numero di arrivi, ma sulla profondità del loro coinvolgimento nella gastronomia locale.
L'estensione fino al Tamar Park e gli orari prolungati non sono solo una comodità. Sono un tentativo di trasformare il festival da evento isolato in un punto d'ingresso per una conoscenza più lunga della città, dove il porto serale e i locali notturni diventano parte di un'unica esperienza.
In definitiva, il festival del 2026 si presenta come un passo silenzioso ma coerente verso il fatto che il turismo a Hong Kong smetta di essere di transito e diventi una vera occasione per trattenersi.
