Aleks Ovečkin, che il 5 ottobre ha raggiunto esattamente 21 anno dal debutto in NHL, ha riunito la squadra prima dell'allenamento e ha detto sottovoce: questa sarà l'ultima stagione. Non con un comunicato stampa, non sui social — di persona, nello spogliatoio. Per il capitano dei «Washington» di 41 anni non è solo un annuncio di ritiro, ma un raro momento in cui una leggenda mette da sé il punto finale, finché può ancora giocare ad alto livello.
La decisione è stata presa in estate insieme alla famiglia. Ovečkin detiene già il record di Gretzky per i gol in stagione regolare (929), ma per la statistica combinata (stagione regolare più playoff) mancano appena 11 reti. Nella nuova stagione inseguirà anche questo traguardo e qualche altro primato di club. Tuttavia la priorità è cambiata: «Voglio essere in salute per giocare a hockey, calcio e basket con i miei figli».
In due decenni Ovečkin ha percorso la strada dal rookie audace, che segnò subito 52 gol, al capitano che ha portato i «Capitals» all'unica Stanley Cup nel 2018. Ha attraversato cambi di allenatori, infortuni, ricambi generazionali e persino tempeste geopolitiche, restando il volto della franchigia e uno degli atleti più riconoscibili al mondo. Il suo stile — un potente tiro dal «punto», una giocata impetuosa davanti alla porta — è diventato un modello per un'intera generazione di attaccanti.
L'annuncio alla vigilia dell'esordio casalingo contro i «Pittsburgh» e Sidney Crosby appare simbolico. Due grandi, il russo e il canadese, le cui carriere si sono incrociate per quasi due decenni, ora salutano la lega quasi contemporaneamente. Per la NHL è la fine di un'epoca in cui i cecchini russi e i registi nordamericani definivano il volto della lega.
Immaginate un maratoneta che corre gli ultimi chilometri non per vincere, ma semplicemente per concludere la gara con dignità e tornare a casa dai figli. Proprio così appare l'ultima stagione di Ovečkin: non un inseguimento disperato di ogni record, ma una conclusione consapevole, dove contano più i minuti con la famiglia che le cifre in classifica, e la possibilità di ringraziare personalmente i tifosi.
I «Washington» hanno rinforzato la rosa prima di questa stagione, ingaggiando Alex Tuch e scambiando Jordan Kyrou, per dare al capitano un'ultima possibilità di vincere la Coppa. La squadra è giovane e competitiva, ma senza Ovečkin sul ghiaccio già dal prossimo anno la franchigia perderà non solo un leader, ma una parte della propria identità.
Quando a gennaio 2027 i «Capitals» arriveranno a Las Vegas, dove Ovečkin ha sollevato la Stanley Cup e segnato triplette, la città avrà la possibilità di salutare uno degli ultimi grandi, la cui carriera è iniziata nell'era precedente ai social network e si concluderà in un mondo dove ogni momento può essere rivisto al rallentatore.
