Nel centro di soccorso per animali selvatici della provincia thailandese di Khon Kaen arrivano ogni giorno minuscoli gatti leopardo, bruciati nei campi di canna da zucchero. Fino a poco tempo fa casi simili erano rari, mentre ora se ne contano decine a stagione.
Il gatto leopardo, o Prionailurus bengalensis, è un piccolo predatore che vive nelle foreste e ai margini dei boschi del Sud-Est asiatico. Negli ultimi anni la sua popolazione in Thailandia affronta una pressione crescente: la frammentazione degli habitat, l'incendio dei campi e l'espansione delle terre agricole spingono gli animali sempre più vicino all'uomo.
Dal 2023 il centro accoglie ogni anno fino a 65 cuccioli, sei volte più di prima. Più della metà di essi viene trovata in campi carbonizzati, con ustioni e denutrizione. Gli operatori osservano che molti piccoli arrivano prima nelle case delle persone, dove si tenta di allevarli, ma senza cure specifiche le possibilità di sopravvivenza diminuiscono.
Nel centro gli animali vengono prima stabilizzati: si curano le ustioni, le infezioni, si verificano la presenza del virus dell'immunodeficienza felina, del parvovirus e del cimurro. Ognuno viene dotato di microchip e solo dopo viene trasferito in ampi recinti per la riabilitazione. Qui, in due mesi, i cuccioli imparano ad arrampicarsi, a cacciare prede vive e a evitare gli esseri umani.
Il rilascio graduale, in cui gli animali si abituano poco a poco alla libertà, si rivela una fase cruciale. Senza di esso, secondo gli specialisti, le possibilità di sopravvivenza allo stato selvatico calano drasticamente. I gatti liberati vengono rilasciati nel parco nazionale di Phu Pha Man, ma anche lì gli spazi sono ormai limitati.
La mortalità nel centro è scesa dal 60 al 33 per cento grazie a protocolli migliorati e all'abbandono della custodia domestica. Tuttavia il numero crescente di arrivi indica un problema sistemico: la perdita di habitat adatti.
I centri di riabilitazione offrono una seconda possibilità a singoli animali, ma non risolvono la causa profonda: la riduzione dei territori naturali. Solo la conservazione e il ripristino delle aree forestali permetterà ai gatti leopardo di tornare a un'esistenza sostenibile senza l'aiuto costante dell'uomo.


