Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Veterinary Behavior tra novembre e dicembre 2025 ha dimostrato che un gatto domestico ha imparato a scegliere l'oggetto dissimile tra tre e a trasferire questa regola a nuovi oggetti. Nell'agosto 2026 gli stessi ricercatori — Abu Bokor Siddik e Mst. Easmine Akter — hanno pubblicato su Pet Behaviour Science un seguito del lavoro, in cui il gatto ha trasferito con successo l'abilità dagli stimoli visivi agli odori.
Il classico compito sulla «dissimiglianza» è semplice in apparenza: all'animale vengono mostrati tre oggetti, due dei quali identici e uno diverso, e occorre scegliere proprio quest'ultimo. Tuttavia molti animali memorizzano oggetti concreti, non la regola. La vera prova del concetto è considerato il trasferimento riuscito a stimoli del tutto nuovi, preferibilmente al primo tentativo. Nello studio il gatto veniva addestrato contemporaneamente su diversi compiti, aumentandone gradualmente il numero nella sessione. Secondo gli autori, un simile approccio ostacola la semplice memorizzazione e favorisce la formazione di una regola generale.
Nel test di trasferimento con nuovi oggetti il gatto è riuscito con successo. Nel 2026 i ricercatori inserirono negli allenamenti nuovi set di odori: il gatto sceglieva l'odore «dissimile» nel 90–100 % dei casi. Gli autori osservano che per ora non è possibile escludere del tutto spiegazioni più semplici, come una preferenza generale per ciò che è insolito.
In precedenza i gatti avevano mostrato risultati contrastanti in test simili. Gli studi degli anni 1960, tra cui un confronto tra gatti, procioni, scimmie e scimpanzé, dimostravano più spesso il successo nei primati. Anche un singolo caso ben documentato è importante: suggerisce che i fallimenti precedenti potessero essere legati non tanto alle limitate capacità dei gatti, quanto alla metodologia di addestramento.
Gli autori collegano il lavoro allo studio dell'invecchiamento cognitivo. La capacità di pensiero astratto può essere compromessa nella malattia di Alzheimer, e i gatti sono sempre più spesso considerati un modello naturale di tale declino. Nei gatti anziani si riscontra la sindrome da disfunzione cognitiva, e singoli studi mostrano l'accumulo di amiloide-beta nel loro cervello — un marcatore chiave della malattia negli esseri umani.
Lo studio è un resoconto di un caso con un solo animale, quindi è presto per generalizzare a tutti i gatti. I risultati richiedono una replica su un numero maggiore di animali da parte di gruppi indipendenti. I proprietari di gatti anziani che notano cambiamenti nel comportamento dovrebbero rivolgersi al veterinario: molti problemi medici causano sintomi simili.
Anche un singolo successo dimostra che i gatti sono capaci di un pensiero più complesso di quanto si ritenesse in precedenza, e apre la strada a test più accurati delle capacità cognitive negli animali domestici.


