Impronte nell'esercito di terracotta dei Qin: donne e adolescenti fecero la storia

Modificato da: Svitlana Velhush

Per lungo tempo si è ritenuto che l'esercito di terracotta di Qin Shi Huang fosse opera esclusivamente di artigiani maschi adulti, che lavoravano secondo rigidi standard. Una nuova ricerca sulle impronte digitali delle statue dei guerrieri smentisce questa immagine e mostra che alla creazione parteciparono anche donne e adolescenti.

Gli studiosi del Museo del Mausoleo di Qin Shi Huang e del collegio archeologico dell'Università dello Shandong hanno esaminato 79 impronte di 23 guerrieri del primo scavo. Hanno applicato un modello bayesiano per stimare età e sesso dalle impronte. I risultati: uomini adulti circa 45 %, donne adulte 32,7 %, adolescenti sotto i 15 anni 22,3 %. Le impronte si trovavano più spesso sulle teste, sulle armature e sulle mani, il che corrisponde alla nota tecnologia di assemblaggio a partire da singole parti.

In precedenza gli storici si basavano su fonti scritte e supponevano che la produzione di massa fosse affidata solo a uomini qualificati. Ora le tracce biologiche forniscono una prova diretta: nelle officine lavoravano anche donne e giovani aiutanti. Le impronte adolescenziali sono coerenti con la pratica dell'apprendistato nella Cina antica, quando i bambini aiutavano i maestri adulti.

La distribuzione delle impronte sulle parti delle statue conferma l'assemblaggio modulare: alcuni operai modellavano le teste, altri le armature, altri ancora le mani. Donne e adolescenti, a quanto pare, partecipavano a diverse fasi, dalla formatura all'assemblaggio finale e al trasporto. Questo cambia l'idea dell'organizzazione sociale del lavoro nell'impero Qin.

La scoperta non solo chiarisce la composizione demografica degli artigiani, ma ricorda anche che i grandi progetti dell'antichità furono creati grazie allo sforzo congiunto di tutta la società. Donne e bambini diedero il loro contributo a ciò che oggi è percepito come simbolo di forza maschile e potenza militare.

Lo studio è pubblicato sulla rivista Journal of Cultural Heritage e si basa sull'analisi di impronte reali lasciate sull'argilla umida più di duemila anni fa. Dati di questo tipo sono difficili da contestare: si sono conservati sulle statue stesse.

Ogni impronta non è solo una traccia, ma un promemoria del fatto che la storia è creata dalle mani di molti, non solo di coloro che siamo soliti considerare i protagonisti principali.

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Fonti

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