Cacciatori, non raccoglitori di ossa: come una scoperta in Germania ha ribaltato le idee sulla vita degli uomini dell'età della pietra

Autore: Tatyana Hurynovich

Cacciatori, non raccoglitori di ossa: come una scoperta in Germania ha ribaltato le idee sulla vita degli uomini dell'età della pietra-1

Gli archeologi sono giunti a una conclusione sensazionale: i nostri antenati nell'Europa glaciale non si limitavano a raccogliere i resti dei giganti caduti, ma organizzavano su di essi battute di caccia complesse e coordinate.

Per lunghi anni nella comunità scientifica ha dominato una teoria piuttosto prosaica sulla vita quotidiana degli antichi europei del Paleolitico. Si riteneva che gli uomini primitivi fossero piuttosto gli «archeologi» del loro tempo: trovavano le ossa di mammut morti da tempo, raccoglievano zanne erose dalle intemperie e con questo materiale di recupero fabbricavano i loro strumenti. Tuttavia i nuovi dati provenienti dagli scavi del sito di Breitenbach (Sassonia-Anhalt, Germania) hanno costretto gli studiosi a riscrivere completamente questo capitolo della storia.

In che cosa consiste la portata rivoluzionaria della scoperta?

La rivoluzione sta nel cambiamento di paradigma: dalla raccolta passiva alla caccia attiva e ad alto rischio alla megafauna.

In passato la presenza di manufatti in avorio di mammut nei siti di 30–40 mila anni fa veniva spiegata con il fatto che gli uomini si limitavano a usare ciò che giaceva già sulla terra. La nuova scoperta dimostra il contrario: gli uomini antichi cacciavano intenzionalmente i mammut e ne macellavano le carcasse subito dopo l'uccisione. Ciò cambia radicalmente l'idea delle loro capacità cognitive, del livello di organizzazione sociale e del loro ruolo nell'ecosistema dell'era glaciale.

Archeologia «forense»: come le zanne hanno smascherato i cacciatori

La prova decisiva non sono state le zanne stesse, ma il modo in cui esattamente venivano separate dal cranio. L'estate di quest'anno i ricercatori hanno scoperto frammenti di zanne che si trovavano ancora negli alveoli dentari.

La biomeccanica del processo ha fornito agli studiosi un'indizio inconfutabile. Il diametro dei frammenti di zanna estratti era inferiore alla dimensione dell'alveolo stesso. Ciò significa fisicamente che l'osso non era caduto né era stato svitato da un cranio essiccato. È stato strappato con la forza, mentre era ancora saldamente ancorato alla gengiva e all'osso dell'animale.

Come spiegano gli esperti, una zanna vecchia, rimasta per anni all'aperto, perde umidità, diventa fragile e si sfalda. Ricavarne una punta di lancia o un ornamento di qualità è impossibile. Il fatto che nel sito siano stati trovati numerosi manufatti lavorati con cura conferma che gli uomini lavoravano esclusivamente con materiale «fresco», di recente acquisizione.

Come venivano uccisi i giganti?

Se la caccia era una realtà, sorge la domanda successiva: come facevano gruppi di uomini primitivi, armati di strumenti primitivi, ad avere la meglio su animali del peso di molte tonnellate?

Prove dirette, come punte di pietra conficcate nelle costole di un mammut (che si trovano in strati più recenti), a Breitenbach non sono ancora state trovate. Tuttavia gli studiosi ricostruiscono un probabile scenario:

  1. Tattica di gruppo. Da soli non si andava a caccia del mammut. La caccia richiedeva azioni coordinate di una grande comunità.
  2. Sfruttamento del rilievo. La strategia più probabile consisteva nel sospingere gli animali in terreni paludosi e fangosi. Un mammut impantanato nel fango perdeva il suo principale vantaggio: la mobilità e la capacità di resistere.
  3. Armi a distanza. Il responsabile del progetto Olaf Jöris ipotizza l'uso di lance. Non è escluso che già allora si impiegassero prototipi di propulsori per lance (atlatl), che permettevano di scagliare proiettili con maggiore forza a una distanza di 20–30 metri, sebbene prove archeologiche dirette di tali dispositivi compaiano solo qualche millennio più tardi (circa 25 000 anni fa).

Perché è importante oggi?

Il sito di Breitenbach, che occupa una superficie di circa 10 000 metri quadrati, è uno dei più grandi e settentrionali insediamenti umani confermati di quel periodo (42 000–32 000 anni fa). La prova che questi uomini erano cacciatori attivi e non predatori di carcasse ne accresce lo status nella scala evolutiva. Ciò testimonia la presenza di una pianificazione complessa, della trasmissione delle abilità venatorie tra le generazioni e della capacità di adattarsi alle dure condizioni dell'Europa glaciale non grazie a ritrovamenti casuali, ma grazie alla propria maestria e intraprendenza.

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Fonti

  • Новые артефакты, найденные на месте стоянки первобытных людей, заставили исследователей пересмотреть представления о том, как жили и добывали пищу охотники.

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