Nell'Atlantico, dove di solito nel pieno della stagione infuriano gli elementi, da più di cento giorni regna un silenzio insolito. Nessun uragano dall'inizio della stagione: un fenomeno mai visto dal 1950.
Secondo i meteorologi, la pausa record è legata a un potente El Niño. Questo fenomeno climatico, che si origina nell'Oceano Pacifico, modifica i flussi dei venti in tutto il mondo e crea condizioni letali per la nascita delle tempeste tropicali nell'Atlantico.
Il wind shear — il brusco cambiamento di velocità e direzione del vento a diverse altitudini — letteralmente lacera i sistemi in formazione. L'aria che discende sulla parte occidentale dell'Atlantico sopprime ulteriormente lo sviluppo della nuvolosità e delle precipitazioni necessarie agli uragani.
A metà settembre, nel picco statistico della stagione, quando di solito si formano due o tre uragani, nell'Atlantico si contano soltanto cinque tempeste tropicali di breve durata. L'ultima di esse, Eduard, ha quasi raggiunto la soglia di uragano, ma è stata fermata lungo le coste del Texas e della Louisiana.
Anche in anni così tranquilli il pericolo non scompare del tutto. Le tempeste deboli, come Arthur a giugno, possono portare piogge catastrofiche: in un giorno in Louisiana sono caduti più di 73 centimetri di precipitazioni, battendo i vecchi record.
La storia dimostra che gli uragani a volte irrompono anche nelle stagioni poco attive. Nel 1992, quando ci furono appena sette tempeste, l'uragano Andrew di quinta categoria si abbatté sulla Florida con forza devastante.
La parte finale della stagione, quando i sistemi si formano più spesso vicino alle coste degli Stati Uniti, resta sotto osservazione. El Niño continuerà a influenzare l'atmosfera, ma le condizioni locali nel Golfo del Messico possono dare una possibilità a singoli sistemi.
La pausa record ricorda che oceano e atmosfera sono legati da fili complessi, e che persino una potente soppressione dell'attività non annulla il rischio di improvvise manifestazioni degli elementi.

