L'India fa rivivere gli antichi sistemi idrici di fronte alle sfide climatiche

Modificato da: Alex Khohlov

Nelle aride regioni del Rajasthan, l'acqua nel restaurato pozzo a gradoni di Moosi Rani Sagar si mantiene ora a una profondità fino a nove metri anche nei mesi più caldi. Fino a poco tempo fa il livello scendeva quasi fino al fondo e l'acqua era inquinata. Il restauro del 2021 ha restituito alla struttura, costruita circa duecento anni fa, il suo ruolo originario: raccogliere e conservare l'umidità delle piogge per tutta la zona circostante.

Le moderne condutture e i pozzi profondi su cui si è fatto affidamento per decenni stanno sempre più spesso venendo meno: le acque sotterranee si stanno esaurendo e i forti acquazzoni, ormai comuni a causa del riscaldamento globale, scorrono via sul terreno arido senza riuscire a infiltrarsi. In risposta, centinaia di comunità in tutto il paese hanno iniziato a ripulire e riparare i vecchi sistemi: pozzi a gradoni, stagni a cascata, johad e ahar-pyne. Queste strutture hanno funzionato per secoli senza elettricità né tecnologia complessa, intercettando il deflusso e ricaricando le falde acquifere.

Gli studi mostrano che tali serbatoi a cascata sono particolarmente resistenti agli eventi meteorologici estremi: mitigano sia la siccità che le inondazioni improvvise, riducendo al contempo l'erosione del suolo. A differenza delle grandi dighe, non richiedono enormi costi di manutenzione e non alterano il ciclo naturale dell'acqua nel paesaggio. A quanto pare, è proprio la combinazione di semplicità e adattamento locale a renderli preziosi oggi, quando il clima diventa sempre più imprevedibile.

Il restauro non è portato avanti solo dallo Stato. Ad Alwar e in altre zone del Rajasthan, l'iniziativa è presa dai residenti locali e da piccole organizzazioni non profit. Essi ripuliscono i letti dei corsi d'acqua insabbiati, consolidano le sponde e insegnano di nuovo ai giovani a gestire questi sistemi. Il risultato è visibile già dopo poche stagioni: i pozzi si riempiono prima e i campi circostanti ricevono acqua più a lungo del solito.

Gli antichi ingegneri indiani, creando queste strutture, si basavano sull'osservazione dei flussi naturali e dei ritmi stagionali. Oggi questo approccio torna ad essere attuale: invece di combattere l'acqua cercando di convogliarla in tubi, le persone imparano a collaborare con essa, dando tempo all'acqua di infiltrarsi nel terreno. Come dice un antico proverbio indiano, «l'acqua trova la sua strada se non la si ostacola».

La rinascita dei metodi tradizionali non sostituisce le tecnologie moderne, ma le integra laddove le grandi soluzioni infrastrutturali si rivelano vulnerabili. In un contesto di crescente instabilità delle precipitazioni e di esaurimento delle riserve di acqua dolce, tali approcci ibridi aiutano a preservare sia l'acqua che il patrimonio culturale allo stesso tempo.

Il ricorso a soluzioni collaudate da secoli ricorda che la gestione sostenibile dell'acqua inizia dal rispetto delle condizioni locali e della conoscenza degli antenati.

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Fonti

  • India is returning to its ancient water systems

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