L'automobile moderna ha da tempo smesso di essere un semplice mezzo di trasporto. Uno studio della Northeastern University, condotto insieme a Consumer Reports, ha dimostrato che 19 delle 21 auto testate, del 2023 e più recenti, già alla prima connessione al Wi-Fi inviano segnali a decine di domini di terze parti, tra cui piattaforme pubblicitarie e analitiche.
I ricercatori hanno rilevato che la Tesla Model 3 contattava 34 domini pubblicitari e di tracciamento e altri 43 risorse di terze parti — più di tutte nel campione. La seguivano Cybertruck, Cadillac Lyriq, Lucid Air e Chevrolet Blazer. Tredici auto si collegavano a Google, dodici ad Amazon, otto a Spotify e tre a Meta. Molte di queste richieste, per esempio a doubleclick.net o googlesyndication.com, non hanno alcun rapporto con le funzioni di base dell'auto.
Particolarmente preoccupante è che i ricercatori non siano riusciti ad analizzare completamente il traffico attraverso le eSIM integrate: le connessioni cellulari restano praticamente opache agli estranei. E anche senza le app mobili le auto scambiano attivamente dati. Quando poi le app si connettono, il volume delle fughe di dati raddoppia: sette delle trenta app testate trasmettevano il VIN, i numeri di telefono, la posizione esatta e l'e-mail direttamente alle reti pubblicitarie.
Dietro questo quadro c'è un semplice modello di business. I produttori di automobili si sono trasformati in fornitori di dati per le grandi piattaforme tecnologiche. Gli inserzionisti e i broker di dati ottengono la possibilità di costruire profili dettagliati dei conducenti — dalle abitudini di guida alle preferenze musicali e ai percorsi. Questi profili vengono poi venduti ad assicuratori, banche e operatori di marketing. Come osserva la coautrice dello studio Sarah Elizabeth Gillespie, comprare un'auto nuova che non tenga traccia del proprietario è ormai, a quanto pare, impossibile.
La situazione ricorda il vecchio detto: «Chi paga, sceglie la musica». Solo che ora il prezzo per la «musica» non è il denaro, ma i dati personali che il conducente cede automaticamente, semplicemente accendendo il motore. I produttori si richiamano al consenso contenuto nelle condizioni d'uso, ma la maggior parte degli acquirenti non legge i documenti di molte pagine e non immagina quanto profondamente i propri spostamenti quotidiani diventino merce.
I regolatori sono ancora indietro. A differenza degli smartphone, dove almeno in parte valgono le norme sulla trasparenza del tracciamento, l'industria automobilistica resta una zona di controllo minimo. Finché non arriveranno standard rigorosi e il diritto di disattivare tutte le trasmissioni di dati non essenziali, ogni nuova auto continuerà a funzionare come un silenzioso informatore nella tasca dell'industria pubblicitaria.
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