Un subacqueo si immerge nelle calde acque costiere e nota che lo solito banco di pesci di barriera è diventato meno numeroso, mentre sui coralli sono apparse delle strane macchie. Osservazioni simili si ripetono in tutto il mondo, ma fino a poco tempo fa andavano perse, confinate in album di foto e nella memoria.
DIVR sta cambiando questo scenario: l'applicazione permette di registrare un'immersione in meno di mezzo minuto, condividere le immagini con gli amici e segnalare le specie incontrate. Dietro le quinte, ogni osservazione viene verificata rispetto al World Register of Marine Species (Registro Mondiale delle Specie Marine) e convertita nello standard internazionale Darwin Core, utilizzato dagli scienziati.
La piattaforma è già stata testata dagli specialisti di EMODnet Biology di VLIZ e i dati saranno pubblicati nelle banche dati aperte di EMODnet, OBIS e GBIF. L'applicazione collabora anche con Coral.org e, al momento del lancio, copre oltre 4500 specie marine e 5600 siti di immersione in tutto il mondo. Il fondatore del progetto, Joop Veterman, un istruttore subacqueo, ha sviluppato personalmente sia le applicazioni che la piattaforma web e l'intero processo di ricerca.
I subacquei ricreativi effettuano milioni di immersioni ogni anno e hanno una visione dell'oceano più ampia rispetto a qualsiasi spedizione di ricerca. In passato, queste informazioni rimanevano inutilizzate, sebbene siano proprio gli appassionati i primi a notare i cambiamenti, dalle alterazioni nella composizione delle specie alla comparsa di nuove minacce. Ora, ogni singola osservazione può diventare un punto dati cruciale, contribuendo a monitorare lo stato degli ecosistemi in tempo reale.
Così come gli appassionati di birdwatching arricchiscono da decenni le banche dati ornitologiche, i subacquei ottengono ora uno strumento che trasforma un hobby in un contributo sistematico. I dati sono strutturati in modo da poter essere confrontati con le ricerche professionali, e la validazione tramite WoRMS riduce il rischio di errori. Ciò non sostituisce il lavoro di laboratorio, ma espande significativamente la geografia e la frequenza delle osservazioni in aree dove gli scienziati non possono essere fisicamente presenti.
Per l'oceano, i cui cambiamenti avvengono più rapidamente di quanto i metodi tradizionali possano registrare, un tale approccio è di particolare valore. Dimostra come l'esperienza personale di un'immersione possa confluire in un quadro generale, contribuendo a comprendere e proteggere gli ecosistemi marini.


