La natura ha inventato la plastica prima dell'uomo: e sa come riciclarla

Autore: Inna Horoshkina One

Il bioplastica originale della natura è cibo per gli animali.

Quando sentiamo la parola «plastica», pensiamo quasi automaticamente a bottiglie, sacchetti e microplastiche nell'oceano: a materiali sintetici creati dall'uomo.

Ma la storia dei polimeri, simili ad alcune moderne bioplastiche, è iniziata molto prima di noi.

I microrganismi producono i propri poliesteri, i polidrossialcanoati, o PHA. Per i batteri si tratta di una sorta di riserva: in essa conservano carbonio ed energia che potranno utilizzare in seguito. Ora gli scienziati hanno scoperto una parte inaspettata di questo ciclo naturale:

anche gli animali sono in grado di scomporre tale «bioplastica».

Un piccolo verme con un grande indizio

A questa scoperta i ricercatori sono giunti grazie a un insolito verme marino, Olavius algarvensis , lungo solo circa 12–25 millimetri.

Non ha né bocca, né stomaco, né intestino, né organi escretori.

Vive nelle sabbie del Mediterraneo e dipende interamente da una comunità di batteri simbionti, situati proprio sotto il suo tessuto tegumentario.

Uno di questi partner batterici accumula PHA in quantità enormi. I ricercatori hanno stabilito che questi polimeri possono costituire fino al 42% delle riserve di carbonio del simbionte.

Ed è qui che è sorta la domanda fondamentale: può il verme stesso utilizzare questo materiale come nutrimento?

È emerso di sì.

Gli scienziati hanno scoperto in Olavius un enzima capace di scomporre i PHA in molecole più semplici: i monomeri idrossialcanoati. Successivamente, queste molecole possono essere integrate nei processi metabolici dell'organismo.

Ne risulta un sistema sorprendente: i batteri creano una riserva e l'animale ha la possibilità di utilizzarla.

Ma la storia si è rivelata ben più ampia di un piccolo verme.

La scoperta ha assunto una portata maggiore

I ricercatori dell'Istituto Max Planck per la microbiologia marina hanno iniziato a cercare enzimi simili in altri animali.

E li hanno trovati in più di 66 specie appartenenti a nove diversi phylum animali tra cui vermi marini, spugne, stelle marine, collemboli e persino lombrichi.

Ci troviamo di fronte a una prospettiva completamente diversa sulla «plastica».

La natura produce da tempo materiali simili alle moderne plastiche biodegradabili.

Alcuni organismi li creano.
Altri sono in grado di scomporli.
E i prodotti della decomposizione rientrano nel ciclo metabolico.

Il materiale non diventa necessariamente un punto di arrivo.

Può rimanere parte del ciclo.

Ma ciò non significa che gli animali mangino la nostra plastica

Qui si traccia un confine fondamentale.

La ricerca riguarda i PHA di origine naturale, prodotti dai microrganismi.

Non dimostra che Olavius o altri animali studiati siano in grado di smaltire bottiglie in PET, sacchetti di polietilene o altre plastiche di origine petrolifera a noi familiari.

Ed è proprio questa distinzione a rendere la scoperta ancora più interessante. Il problema della plastica non è solo una questione di: «Di cosa è fatta?»

C'è una seconda domanda: «Cosa le accadrà dopo?»

I sistemi naturali si sono formati insieme a meccanismi che restituiscono le sostanze ai cicli biologici.

L'umanità, invece, ha imparato a creare enormi quantità di materiali sintetici molto più velocemente di quanto siano emersi metodi sicuri e scalabili per reintegrarli nel ciclo.

Ed è proprio qui che un piccolo verme marino diventa inaspettatamente interessante non solo per i biologi.

Cosa ha aggiunto questa scoperta al respiro del pianeta?

Olavius algarvensis — una creatura minuscola senza bocca né intestino — racconta una storia molto più grande di se stessa.

La vita non esiste solo grazie alla capacità di creare.
Esiste grazie alla capacità di restituire al ciclo ciò che è stato creato.

E forse, qui la natura ci offre un suggerimento ingegneristico molto pratico.

Nel creare un nuovo materiale, non basta chiedersi: «Di cosa possiamo farlo?»

Bisognerebbe porsi contemporaneamente una seconda domanda: «Dove potrà tornare dopo l'uso?»

Perché in natura la fine di un processo diventa spesso l'inizio di un altro.

Nulla finisce con il materiale. Il ciclo continua.

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Fonti

  • Животные питаются природным биопластиком на протяжении миллионов лет - NEWSru.co.il

  • Olavius algarvensis - Wikipedia

  • Nature's original bioplastic is food for animals | Max-Planck-Gesellschaft

  • Ученые выяснили, что животные способны расщеплять природный биопластик

  • Животные оказались способны перерабатывать природный биопластик — Интермонитор

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