I ricercatori della Chalmers University of Technology in Svezia hanno creato uno scienziato IA capace di formulare autonomamente ipotesi scientifiche, pianificare esperimenti e interpretare i risultati. Il sistema opera in un ciclo chiuso, prendendo come esempio il lievito di birra Saccharomyces cerevisiae.
Alla base sono stati posti dati vastissimi: il genoma del lievito, il suo metabolismo e le ricerche precedenti. Per un essere umano il volume di informazioni è troppo grande, ma l'IA individua con successo le questioni promettenti, propone esperimenti, valuta gli esiti e affina la comprensione sulla base dei nuovi dati.
«Il nostro scienziato IA non si limita ad aiutare a prendere decisioni, ma crea attivamente nuova conoscenza scientifica», osserva la postdoc Ievgeniia Tiukova del dipartimento di scienze della vita di Chalmers.
Lo sviluppo combina grandi modelli linguistici, ragionamento automatizzato e automazione di laboratorio. Il professor Ross King, autore senior dello studio, lo paragona alle auto a guida autonoma: l'IA elabora le informazioni, trae conclusioni e agisce.
I laboratori autonomi, secondo King, potranno studiare sistematicamente i sistemi biologici molto più rapidamente di oggi. Collaboreranno con gli esseri umani, accelerando le scoperte in biologia, medicina e biotecnologie, e ottimizzando al contempo l'uso delle risorse.
Per ora tali sistemi affiancano gli scienziati, facendosi carico dei cicli routinari di generazione di ipotesi e di verifica. L'essere umano resta fondamentale per definire le priorità, interpretare il significato e garantire il controllo etico.
King in precedenza aveva creato i primi robot scienziati Adam ed Eve. Il nuovo lavoro è pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface. Come cambierà il ruolo dell'essere umano nel laboratorio del futuro, quando l'IA si assumerà sempre più compiti routinari?



