La disfatta della Croazia 7:0: l'Inghilterra trasforma il dolore della sconfitta in carburante per il progresso

Modificato da: Svitlana Velhush

A Fiume, dove lo stadio era gremito soprattutto di scolari, la nazionale inglese ha tenuto una vera e propria lezione. Il punteggio di 7:0 nella partita di Nations League contro la Croazia non è soltanto una vittoria larga, ma un segnale di come la squadra di Thomas Tuchel stia imparando a convivere con il dolore della sconfitta in semifinale ai Mondiali.

Harry Kane e Bukayo Saka hanno messo a segno delle doppiette, Jude Bellingham ha aggiunto un gol e tre assist, Anthony Gordon, Morgan Rogers e gli altri hanno completato la disfatta. La Croazia, indebolita dall'età e dalle sanzioni disciplinari della UEFA, non ha potuto opporre nulla. È la sconfitta più pesante nella storia della nazionale croata, ma per gli inglesi conta altro: per la prima volta da molto tempo tutto si è composto in un quadro unitario.

Tuchel ha definito la prestazione un «pacchetto completo»: dal primo all'ultimo minuto la squadra ha dominato sia con il pallone sia senza. Dopo la sconfitta contro la Spagna e la vittoria sulla Repubblica Ceca, questa partita è stata una conferma: il dolore della semifinale contro l'Argentina non è svanito, ma ora funziona come catalizzatore. «Porteremo sempre questa cicatrice», ha detto l'allenatore, «ma è proprio così che andiamo avanti».

Particolarmente evidente è il progresso in attacco. Il quartetto offensivo ha agito come un unico meccanismo: Kane apriva spazi, Saka e Gordon sfruttavano le fasce, Bellingham faceva da collegamento al centro. L'analogia è semplice: come un'orchestra ben oliata, in cui ogni strumento ascolta gli altri e non tira l'acqua al proprio mulino. In passato partite simili finivano spesso con un gioco nervoso e occasioni sprecate.

L'esordio di Alex Scott e la prestazione sicura di Elliot Anderson a centrocampo hanno aggiunto profondità. L'Inghilterra non si limitava a segnare, ma controllava il ritmo e non concedeva tregua all'avversario. Non è più un guizzo casuale, ma un lavoro sistematico che Tuchel ha costruito fin dal suo arrivo.

Certo, la Croazia non è la Spagna né l'Argentina. Il prossimo test mostrerà quanto sia solido questo progresso. Ma già ora è chiaro: l'Inghilterra ha smesso di temere il proprio dolore e ha iniziato a trasformarlo in un vantaggio. Nello sport è proprio così che nascono le squadre capaci di fare più di semplici numeri eleganti sul tabellone.

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Fonti

  • Sport | The Guardian

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