Ad Abu Dhabi saranno allevati 30 mila tonnellate di pesce e gamberetti: le tecnologie giapponesi cambiano il menù del deserto

Modificato da: Svitlana Velhush

In vasche controllate a ciclo chiuso dell'acqua, entro pochi anni compariranno hamur, branzino e gamberetti freschi, il cui sapore non dipenderà dalle tempeste nel Mar Arabico né dalle lunghe forniture dall'Asia. Il progetto di Qitaf Holding e della giapponese Global Academy Limited punta a 30 mila tonnellate di prodotti ittici all'anno — una cifra in grado di ridurre sensibilmente le importazioni nell'emirato, dove il deserto incontra il mare solo su una stretta fascia costiera.

La terra di Abu Dhabi impone le proprie regole: clima caldo, scarsità di acqua dolce e sorgenti sotterranee salmastre. Proprio per questo la scelta è caduta sui sistemi modulari a ricircolo (RAS) di modello giapponese — circuiti chiusi in cui l'acqua viene depurata, arricchita di ossigeno e restituita alle vasche senza prelievi continui dal mare. Questa tecnologia consente di mantenere temperatura e salinità stabili e quindi di ottenere pesce dalla polpa compatta ed elastica, con un aroma marino pulito e quasi neutro, senza il retrogusto di fango o alghe tipico delle gabbie aperte.

Dietro il progetto non ci sono corporation astratte, ma partner concreti: Qitaf Holding, interamente controllata da Abu Dhabi National Investment and Development, si occupa del terreno, delle autorizzazioni e delle infrastrutture, mentre Global Academy Limited trasmette il know-how sull'allevamento e la lavorazione. Gli specialisti locali apprenderanno i protocolli giapponesi di alimentazione e di monitoraggio della qualità dell'acqua — competenze che prima bisognava importare insieme al prodotto finito.

Nei primi anni l'attenzione si concentrerà sulle specie commercialmente più richieste: cernia (hamur), cobia, branzino, lutiano, sogliola, halibut e gamberetti. In seguito il complesso potrà trasformarsi in una filiera completa — dagli incubatoi e dalla produzione di mangimi fino al congelamento rapido, ai magazzini refrigerati e alla logistica. Non è semplicemente un allevamento, ma il tentativo di creare un hub regionale di lavorazione e distribuzione dei prodotti ittici.

L'economia del progetto riflette l'obiettivo principale dell'emirato — ridurre la dipendenza dalle importazioni, che oggi coprono gran parte del consumo di pesce e prodotti ittici. I sistemi RAS riducono al minimo il consumo d'acqua e permettono di lavorare tutto l'anno indipendentemente dalla stagione, ma richiedono investimenti significativi in energia e attrezzature. Il successo dipenderà dalla rapidità con cui si riusciranno a formare personale locale e a integrare il progetto nella filiera esistente delle forniture per hotel e ristoranti.

Quando il complesso raggiungerà la piena capacità, i prodotti freschi arriveranno sui mercati e nelle catene di Abu Dhabi e Dubai — innanzitutto nelle forniture stagionali per ristoranti e hotel, oltre che nella vendita al dettaglio. I visitatori potranno assaggiare pesce allevato a pochi chilometri dal deserto, anziché trasportato per migliaia di miglia.

Questo progetto mostra come, in condizioni di grave scarsità di risorse naturali, l'ingegno tecnico preciso e lo scambio interculturale trasformino il gusto del mare in un prodotto che nasce proprio in mezzo alle sabbie.

7 Visualizzazioni

Fonti

  • Abu Dhabi’s new aquaculture project targets 30,000 tonnes of seafood annually

Commenti

Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?Esamineremo il tuo commento il prima possibile.