Sotto gli strati di cenere sul versante settentrionale del Vesuvio, dove nell'anno 79 fu sepolta Pompei, gli archeologi giapponesi dell'Università di Tokyo conducono scavi da oltre due decenni. Ciò che era iniziato come lo studio di un edificio tardo-romano del II secolo, sta gradualmente rivelando uno strato più antico — un edificio della metà del I secolo, forse proprio quella villa dove morì il primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto.
Gli scavi a Somma Vesuviana sono ripresi nell'anno 2002 sotto la guida del professor Aoyagi Masanori. Le fornaci e i magazzini inizialmente scoperti erano stati attribuiti a un periodo più tardo, ma l'approfondimento dei lavori e l'analisi dei depositi vulcanici mediante datazione al radiocarbonio hanno dimostrato che lo strato inferiore precede l'eruzione dell'anno 79. Sette grandi fornaci, insolite per una villa ordinaria, e anfore per il vino indicano un'economia su larga scala che, secondo la tradizione e la testimonianza di Tacito, potrebbe essere appartenuta ad Augusto.
Questa scoperta mette in discussione le concezioni consolidate sulla concentrazione del potere imperiale esclusivamente a Roma. Augusto, la cui morte a Nola è descritta dagli autori antichi, forse trascorse i suoi ultimi giorni proprio qui, all'ombra del vulcano, lontano dal trambusto della capitale. Ritrovamenti simili ricordano che la storia di Roma non è un monolite, ma un mosaico stratificato, in cui le residenze provinciali svolgevano un ruolo chiave nel governo e nella vita personale dei sovrani.
La spedizione giapponese, avviata già negli anni 1960 dal professor Aoyagi, dimostra come la tenacia e la cooperazione internazionale permettano di ripensare i racconti canonici. Il film di un regista italiano dedicato a questi lavori non ha fatto che accrescere l'interesse, tuttavia i finanziamenti restano un problema urgente: senza un sostegno supplementare, il progetto rischia di fermarsi sulla soglia delle conclusioni definitive.
Per il lettore moderno non si tratta di una semplice sensazione archeologica. Essa mostra quanto siano fragili le nostre conoscenze del passato e come nuovi dati provenienti dal sottosuolo possano cambiare la visione di dove esattamente nascevano e declinavano gli imperi. Come dice un vecchio proverbio, la verità spesso giace più in profondità di quanto appaia in superficie.
Ogni nuovo frammento del mosaico presso il Vesuvio fa riflettere: quante altre pagine nascoste della storia attendono il loro momento sotto la cenere e il tempo.
