La scelta degli alberi fatta 75 anni fa dopo l'incendio in Turchia continua ancora oggi a determinare la composizione del sottobosco

Modificato da: An goldy

La scelta degli alberi fatta 75 anni fa dopo l'incendio in Turchia continua ancora oggi a determinare la composizione del sottobosco-1

Nelle foreste turche ripristinate dopo un incendio avvenuto circa 75 anni fa, è ancora evidente quali alberi furono piantati allora. Sotto l'abete fitto la diversità vegetale cala drasticamente, mentre le aree a pino e a cedro lasciano alle erbe e agli arbusti uno spazio molto maggiore. La decisione sulla specie presa dopo il fuoco si è rivelata duratura: continua a determinare l'aspetto che la foresta ha oggi.

Nel novembre 2026 sulla rivista Plant Biosystems è stato pubblicato un lavoro che ha studiato diverse aree sperimentali storiche di riforestazione in Turchia. I ricercatori hanno confrontato i popolamenti di pino silvestre (Pinus sylvestris), di abete di Nordmann sottospecie equi-trojani (Abies nordmanniana subsp. equi-trojani) e di cedro del Libano (Cedrus libani) con i popolamenti di pino nero sottospecie pallasiana (Pinus nigra subsp. pallasiana), che servivano da confronto. In ogni tipo di popolamento sono state misurate la copertura delle chiome e valutata la ricchezza specifica del sottobosco su piccole parcelle.

Le differenze sono emerse con maggiore evidenza nei popolamenti di abete. Con una copertura delle chiome del 88–97 per cento vi sono stati contati in tutto solo 24 specie vegetali, e su singole parcelle da 3,2 a 7,0 specie. Prevalavano le piante sciafile, adattate a un ambiente umido e ombreggiato. Nei popolamenti di pino e di cedro la ricchezza specifica era nettamente superiore, da 36 a 43 specie.

Un indicatore importante è la beta-diversità, cioè quanto la composizione vegetale cambia da una parcella all'altra. Nei popolamenti di abete è risultata pari a 1,57–2,44, in quelli di cedro a circa 1,95, mentre nel pino nero a 0,96–1,10 e nel pino silvestre a 1,16–1,38. In altre parole, le parcelle vicine sotto l'abete e il cedro differiscono tra loro molto più di quelle sotto i pini. L'analisi ha mostrato che la composizione del sottobosco dipende in larga misura dall'illuminazione, la quale a sua volta è determinata dalla specie arborea e dalla densità delle chiome.

Particolarmente indicativo è il cisto a foglie di alloro (Cistus laurifolius), un arbusto tipico dei luoghi di incendi recenti. Man mano che le chiome si chiudevano, la sua abbondanza diminuiva: il coefficiente di correlazione è risultato r = −0,38 con p = 0,015. Dunque la scelta della specie nel ripristino influisce non solo sugli alberi, ma anche sulla successiva evoluzione delle comunità vegetali, cioè sulla successione.

Un quadro simile si osserva anche in altre foreste turche post-incendio. In un lavoro sul pino calabro (Pinus brutia) il numero di specie non differiva in modo significativo tra le varianti di ripristino, tuttavia la composizione e la struttura della vegetazione cambiavano notevolmente: gli interventi attivi facevano passare la comunità da arboreo-arbustiva a erbacea annuale. Questo ricorda che «ripristinare una foresta» e «ripristinare una comunità vegetale» non sono la stessa cosa.

Dai risultati deriva una conclusione pratica: pianificando il ripristino dopo gli incendi, è importante considerare non solo il fatto stesso della piantagione, ma anche quali specie vengono scelte e quale regime di luce esse creeranno sotto la volta. Tali decisioni possono influenzare il sottobosco per decenni. Il consiglio di scegliere specie che diano una copertura delle chiome moderata è una ragionevole estrapolazione dei dati: lo studio mostra il legame tra copertura e diversità, ma da esso non deriva direttamente una regola universale valida per tutte le foreste.

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Fonti

  • Tree choice 75 years after fire still shapes forest understory in Türkiye

  • Tree choice 75 years after fire still shapes forest understory in Türkiye

  • Abies nordmanniana subsp. equi-trojani — Wikipedia

  • Turkish postfire action overlooks biodiversity

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