Molti di noi sono abituati a immaginare la crescita degli alberi come una linea retta: d'estate l'albero fotosintetizza attivamente, trasforma l'anidride carbonica e subito aumenta lo spessore del tronco e dei rami. Semplice e logico. Ma per decenni gli scienziati sono stati turbati da uno strano paradosso: in un anno un albero può assorbire intensamente carbonio, eppure ingrossarsi appena in modo percettibile, mentre in un altro anno l'accrescimento degli anelli annuali risulta eccellente, benché la fotosintesi sia stata sorprendentemente debole.
A causa di questa incoerenza sembrava ovvio che a limitare la crescita delle foreste fossero fattori interni — le esigenze della respirazione delle piante o le riserve di carboidrati disponibili — e non i volumi di carbonio assimilato. Ma un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Plants nel 2026 sotto la guida di Ngoc Nguyen, Miao Zhang e Trevor Keenan, confuta questa logica.
Gli autori hanno condotto un'analisi su larga scala, combinando tre tipi di dati: le osservazioni delle torri di flusso del carbonio delle reti FLUXNET e AmeriFlux, le misurazioni della larghezza degli anelli annuali degli alberi e i modelli globali della vegetazione. Coprendo 31 aree forestali e analizzando i dati dal 1951 al 2020, gli scienziati hanno scoperto una cosa inaspettata: le fluttuazioni a breve termine e le discrepanze non influenzano il quadro di lungo periodo. In 70 anni la massa di legno è cresciuta in stretta proporzione alla fotosintesi. In altre parole, gli alberi possono temporaneamente mettere da parte il carbonio «in riserva» a causa dell'irregolarità dell'assorbimento, ma su scala decennale restano un filtro affidabile dell'anidride carbonica.
Immaginate un fiume che sfocia in un lago. Il livello dell'acqua nel lago sale in proporzione al volume dell'afflusso, anche se a causa delle soglie e dei meandri del letto l'acqua si muove in modo irregolare. Così sono gli alberi: i loro anelli annuali non registrano ogni oscillazione della fotosintesi, bensì il bilancio finale del carbonio accumulato nell'anno. Questa scoperta ha conseguenze importanti per i modelli climatici. Per valutare correttamente il ruolo delle foreste nella lotta al riscaldamento globale, occorre basarsi non su misurazioni a breve termine, ma su osservazioni lunghe, pluriennali. Solo esse rivelano la vera capacità delle foreste di accumulare carbonio e di fungere da stabilizzatore climatico.

