Le banche alimentari hanno trasformato mezzo milione di tonnellate di rifiuti in due miliardi di porzioni di cibo

Autore: Tatyana Hurynovich

Le banche alimentari hanno trasformato mezzo milione di tonnellate di rifiuti in due miliardi di porzioni di cibo-1

Dalla discarica alla tavola

Nel 2025, le banche alimentari di tutto il mondo hanno impedito che circa 500mila tonnellate di prodotti alimentari, che altrimenti sarebbero stati smaltiti come rifiuti, finissero nelle discariche. Ciò è quanto emerge dai dati del rapporto annuale della Global Foodbanking Network (GFN), un'organizzazione che raggruppa realtà in oltre 50 paesi.

Un ruolo chiave in questo processo è stato giocato dagli accordi di partnership con aziende agricole, impianti di trasformazione e grandi catene di vendita al dettaglio. È proprio attraverso questi canali che le banche alimentari ricevono prodotti non venduti in tempo, ma pienamente idonei al consumo: frutta e verdura con piccoli difetti, prodotti vicini alla scadenza, o eccedenze del raccolto stagionale.

L'impatto climatico

Secondo le stime della GFN, il recupero di mezzo milione di tonnellate di prodotti ha permesso di prevenire l'emissione nell'atmosfera di circa due milioni di tonnellate di anidride carbonica. Per fare un confronto, un volume di emissioni simile sarebbe prodotto in un anno da circa 473mila autovetture. L'attività delle banche alimentari si è dunque rivelata non solo uno strumento sociale, ma anche un tangibile strumento ecologico.

«Ogni chilogrammo di cibo che non finisce in discarica è un chilogrammo che non si decompone rilasciando metano e non richiede risorse aggiuntive per lo smaltimento», sottolineano gli analisti della rete.

Il rovescio della medaglia

Tuttavia, dietro le cifre impressionanti dei prodotti salvati si cela una realtà meno ottimistica. Nel 2025, le banche alimentari della GFN hanno fornito cibo a 40,5 milioni di persone, ben 2,5 milioni in più rispetto all'anno precedente. In totale, sono state distribuite circa due miliardi di porzioni di cibo.

L'organizzazione collega l'aumento della domanda a diversi fattori concomitanti:

  • la riduzione dell'assistenza sociale statale in diversi paesi;
  • l'aumento costante dei prezzi alimentari, che colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito;
  • le crisi geopolitiche e i conflitti armati, che interrompono le catene di approvvigionamento e aumentano i flussi migratori.

Di fatto, l'aumento dei volumi di cibo salvato riflette non tanto un successo logistico, quanto piuttosto un aggravamento della disuguaglianza alimentare.

Una "rete di sicurezza" per le comunità vulnerabili

Lisa Moon, Presidente e CEO della GFN, commentando i risultati dell'anno, ha osservato:

«Le banche alimentari, sempre flessibili, reattive e resilienti, hanno continuato a fungere da rete di sicurezza in tutto il mondo, fornendo cibo nutriente alle comunità locali nonostante le difficoltà».

Secondo Moon, è proprio la natura locale del loro operato a permettere alle banche di reagire prontamente ai cambiamenti della domanda: dalle conseguenze dell'inflazione alle improvvise crisi umanitarie.

Cosa succederà dopo

Gli esperti richiamano l'attenzione su una contraddizione sistemica: più efficacemente le banche alimentari salvano i prodotti dalla distruzione, più diventano dipendenti dalla sovrapproduzione e dal consumo irrazionale. Senza riforme strutturali nel settore agricolo e nella vendita al dettaglio, i volumi delle «eccedenze» continueranno a crescere, e con essi il numero di persone per le quali la banca alimentare rimane l'unica fonte di cibo.

Ciononostante, la GFN sottolinea: in un contesto in cui gli obiettivi globali di riduzione degli sprechi alimentari e di eliminazione della fame sono ancora lontani dall'essere raggiunti, sono proprio le banche alimentari oggi a colmare il divario tra abbondanza e carenza, trasformando letteralmente gli sprechi in miliardi di porzioni.


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Fonti

  • Global Food Banks Deliver 2 Billion Meals as Hunger Rises Amid Aid Cuts

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