A settembre, nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale del rinoceronte, si ripropone la domanda: che cosa permette esattamente a una specie non solo di sopravvivere, ma di tornare là dove la si considerava già estinta.
In Uganda, dove l'ultimo rinoceronte bianco settentrionale selvatico fu ucciso nel 1983, ora pascolano di nuovo i rinoceronti bianchi meridionali. Quattro esemplari sono stati portati nel parco nazionale di Kidepo Valley e altri quattro nella riserva di Ajai. Il trasferimento aiuta a distribuire i rischi, come sottolineano gli esperti dell'Autorità per la fauna selvatica dell'Uganda.
In Mozambico, nel parco nazionale di Zinave, dove decenni di guerra civile hanno trasformato il territorio in un «parco silenzioso», dal 2022 sono stati rilasciati 64 rinoceronti bianchi e neri. Sono già nati almeno cinque piccoli di rinoceronte nero in buona salute. In quanto erbivori, i rinoceronti sostengono gli ecosistemi prativi, riducendo il rischio di incendi e creando condizioni favorevoli per altri animali.
In India, nel parco nazionale di Manas, dal 2006 al 2021 sono stati trasferiti 42 rinoceronti indiani. I ricercatori hanno registrato la nascita di quaranta piccoli, segno di un adattamento riuscito. Tuttavia il bracconaggio resta una minaccia costante.
In Nepal la popolazione di rinoceronti indiani è cresciuta del 16,6 per cento e ha raggiunto 752 esemplari. I collari GPS hanno inoltre mostrato che gli animali trasferiti percorrono grandi distanze in cerca di acqua e di pascoli di qualità. Il successo non si misura solo con i numeri: la salute e la resilienza degli habitat sono altrettanto importanti.
Il ritorno dei rinoceronti richiede dunque non solo la protezione dai bracconieri, ma anche il ripristino di ecosistemi completi, capaci di sostenere le popolazioni nel lungo periodo.


