In un mondo in cui gli asset digitali promettono rapidi guadagni di capitale ma nascondono il rischio di perdere i propri risparmi, l'Italia ha assunto il ruolo di principale guardiano europeo. Secondo l'analisi di Finance Magnates Intelligence, l'autorità di regolamentazione italiana CONSOB ha inviato al registro ESMA 179 segnalazioni su 188 società crypto non autorizzate, pari a 95% del totale.
Il registro è tenuto dall'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati nell'ambito del regolamento MiCA. Il periodo transitorio per le società prive di autorizzazione si è concluso il 1 luglio 2026. Ora banche, sistemi di pagamento e intermediari possono consultare questo elenco quando verificano le controparti. Tuttavia, dei 30 paesi SEE solo cinque hanno contribuito: oltre all'Italia, il Belgio (sei segnalazioni), la Repubblica Ceca, i Paesi Bassi e la Slovacchia (una ciascuno).
La Germania, dove è registrato il maggior numero di fornitori autorizzati — 119 — non ha presentato alcuna segnalazione. Al contempo, nel 2026 la BaFin ha pubblicato 89 avvertimenti riguardanti i servizi crypto. Anche la Francia e Cipro tengono proprie liste nere, ma i loro dati non sono confluiti nel registro europeo. Il MiCA non obbliga le autorità nazionali a trasmettere informazioni all'ESMA, perciò il quadro risulta incompleto.
La ragione della leadership italiana è una prassi consolidata da anni. Dal 2019 la CONSOB blocca siti finanziari non autorizzati: alla fine di ottobre il loro numero ha raggiunto 1861, di cui 250 orientati alle criptovalute. L'autorità è abituata a gestire grandi volumi di dati e li trasmette facilmente. In altri paesi si preferiscono avvertimenti locali, che non sempre finiscono nella banca dati comune.
Per l'investitore comune ciò significa una cosa semplice: nella scelta di una piattaforma conviene verificare non solo le liste nazionali, ma anche il registro ESMA. Il denaro, come l'acqua, cerca la via di minor resistenza — e va dove il controllo è più debole. L'Italia, in sostanza, colma le lacune che gli altri lasciano.
L'irregolarità delle segnalazioni mette in luce anche un problema più ampio: le società possono scegliere l'autorità di regolamentazione «più debole» nell'UE e poi operare in tutto il blocco. La vigilanza centralizzata sui maggiori operatori è in discussione, ma per ora il registro resta uno strumento che dipende dalla buona fede dei singoli paesi.
Prima di trasferire fondi su una piattaforma crypto, consultate il registro ESMA: richiede un minuto e può proteggervi dalle perdite.

