In un paese dove per secoli le banche hanno custodito segreti e oro, l'autorità di regolamentazione ha improvvisamente permesso a un fondo di detenere 100% di asset in bitcoin. La FINMA svizzera il 20 ottobre 2026 ha approvato il primo ETF spot su Bitcoin — il Bitcoin Fund ETF (BBIT) di BIT Asset Management — che inizierà a essere negoziato sulla SIX Swiss Exchange già a novembre.
Non si tratta di una semplice quotazione. La FINMA ha concesso una rara deroga alle regole di diversificazione: di norma i fondi sono tenuti a distribuire i rischi, ma il bitcoin, con la sua lunga storia di negoziazione e il suo enorme volume, ha ottenuto uno status speciale. Il fondo rientra nella categoria dei «fondi alternativi» con rischio elevato, ma con requisiti rigorosi in materia di custodia, rischi operativi e trasparenza per gli investitori al dettaglio.
Per gli svizzeri e i broker esteri questo significa un accesso semplice al bitcoin senza dover acquistare monete, custodire chiavi o preoccuparsi della sicurezza dei portafogli. SIX ha confermato che l'ETF sarà disponibile sia per le banche e i broker locali sia per quelli esteri — circa 90 operatori di mercato potranno negoziarlo fin dal primo giorno.
Dietro questa decisione non c'è solo l'interesse per le cripto, ma anche un calcolo pragmatico: la Svizzera si posiziona tradizionalmente come hub cripto, in concorrenza con gli Stati Uniti e l'UE. A differenza delle norme europee che impongono una rigorosa diversificazione, l'approccio svizzero consente al fondo di concentrarsi su un unico asset, purché sia sufficientemente maturo. Allo stesso tempo la FINMA sottolinea le misure di tutela: gli asset del fondo sono separati dalla società di gestione, i rischi sono illustrati in dettaglio nei documenti e il comportamento dei venditori è regolato dalla FIDLEG.
Per l'investitore comune questo cambia il quadro. Invece di tenere bitcoin su un exchange o in un portafoglio hardware, si può acquistare una quota di un fondo regolamentato tramite un normale conto titoli. I rischi non scompaiono — la volatilità resta — ma si aggiunge uno strato di tutela istituzionale e di trasparenza fiscale.
Altri fornitori hanno già presentato domande per prodotti analoghi, e la FINMA non esclude che al bitcoin possano seguire ether o solana, se dimostreranno una maturità sufficiente. Per ora l'approvazione del BBIT segnala che anche l'asset più «selvaggio» può entrare nel sistema finanziario tradizionale, se il regolatore vi vede un beneficio per il mercato e una tutela per i partecipanti.
Il precedente svizzero dimostra che la regolamentazione delle cripto non è solo un insieme di limiti, ma anche un'opportunità per chi è disposto a rispettare le regole del gioco.
