La sera del 25 ottobre 2026 Aleksandar Vučić si è presentato davanti ai sostenitori nella sede del Partito Progressista Serbo e ha pronunciato una breve frase: «È del tutto chiaro che abbiamo perso queste elezioni. Ha vinto la „Lista Studentesca“». Pochi minuti dopo le strade di Belgrado si sono riempite di decine di migliaia di persone con i clacson e le grida «Aleksandar se n'è andato».
Non è semplicemente la sconfitta del partito al potere. Vučić, che dal 2014 ha controllato il potere come premier e poi come presidente, ha egli stesso indetto elezioni anticipate dopo due anni di proteste studentesche. Il pretesto è stato il crollo della pensilina di una stazione ferroviaria a Novi Sad nel 2024, che ha causato 16 vittime e ha messo a nudo la corruzione e l'inerzia delle autorità. Le proteste, iniziate nei campus, si sono trasformate in un movimento nazionale che non aveva un unico leader e per questo era difficile da screditare.
Negli anni al potere Vučić si era abituato al ruolo di leader forte, capace di mobilitare l'elettorato nazionalista e di controllare le istituzioni. Ha vinto più volte le elezioni accusando l'opposizione di ingerenza straniera. Questa volta, però, i dati preliminari hanno mostrato che la „Lista Studentesca“ raccoglie circa il 52–53 % dei voti e ottiene 135–140 seggi su 250, mentre il suo partito — circa il 105. L'affluenza si è avvicinata al 70 % — un record per decenni.
L'ammissione della sconfitta è seguita quasi subito dopo la chiusura dei seggi. Vučić non ha contestato i risultati né ha chiesto un riconteggio, come era accaduto in passato. Ha solo menzionato i «media indipendenti» e il «deep state americano», ma non ha compiuto passi verso la resistenza. Ciò indica che la pressione del movimento di piazza e la stanchezza della propria base si sono rivelate più forti dei consueti strumenti di mantenimento del potere.
Il movimento studentesco non offriva un programma pronto né un leader carismatico — proprio per questo è riuscito a unire professori, contadini, attori e giudici. Vučić, abituato alla politica personalizzata, si è trovato di fronte a un avversario che non era possibile personalizzare né demonizzare.
La situazione ricorda come, a suo tempo, un grande maestro di scacchi, abituato a combinazioni complesse, perda quando l'avversario semplicemente rifiuta di giocare secondo le sue regole e porta la partita in un finale in cui ogni mossa dell'avversario aumenta la pressione. Vučić ha capito che un'ulteriore resistenza avrebbe solo accelerato la sua fine politica.
Per la Serbia questo significa non solo un cambio di potere, ma anche una prova: riuscirà un movimento decentralizzato a trasformare l'energia di protesta in istituzioni stabili? Per Vučić è un raro momento in cui la reputazione di leader forte si è scontrata con una realtà che non poteva più controllare.



