A 18 settembre 2026, in una votazione a scrutinio segreto del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, Rebeca Greenspan ha ottenuto nove voti «a favore», cinque «contro» e uno «senza opinione». Questo è il terzo sondaggio informale, e lei è di nuovo in testa, ma con lo stesso identico numero di oppositori di prima.
La posta in gioco qui non è la vittoria personale, ma se qualcuno dei candidati riuscirà a passare attraverso il filtro dei cinque membri permanenti del Consiglio. Senza il loro consenso unanime, nessun risultato del sondaggio ha valore. Rebeca Greenspan mostra già per la seconda volta nove voti di sostegno — la soglia necessaria per una raccomandazione formale —, tuttavia i cinque voti «contro» segnalano obiezioni che permangono.
Greenspan è stata vicepresidente della Costa Rica, attuale capo dell'UNCTAD, economista con esperienza nelle organizzazioni internazionali. La sua carriera si è costruita sulla capacità di trovare compromessi tra i paesi in via di sviluppo e i donatori occidentali. In passato ha già partecipato a complessi negoziati su commercio e sviluppo, dove il successo dipendeva non da dichiarazioni altisonanti, ma dalla capacità di mantenere contemporaneamente il sostegno di gruppi diversi.
Nel sondaggio attuale precede l'ambasciatrice della Guyana Carolyn Rodrigues-Birkett di appena un voto. Al secondo turno il vantaggio era di Rodrigues-Birkett. Questo cambio di posizioni mostra quanto siano instabili le preferenze dei membri del Consiglio e quanto pesino i calcoli geopolitici del momento.
I cinque voti «contro» a Greenspan significano che almeno uno dei membri permanenti ha già espresso il proprio dissenso. Nel processo reale basta un solo veto per fermare un candidato. Il suo vantaggio nel sondaggio le dà una posizione per negoziare, ma non le garantisce di passare attraverso il filtro dei «cinque».
Il processo ricorda una partita a scacchi in cui i pezzi sono mossi da mani invisibili: ogni paese vota guardando agli alleati e agli avversari, non solo alle qualità del candidato. Greenspan per ora tiene l'equilibrio meglio degli altri, ma questo equilibrio resta fragile.
In definitiva, il primato nel sondaggio informale non mostra la forza del candidato, ma i limiti che la struttura del Consiglio di Sicurezza impone a qualsiasi scelta del nuovo segretario generale.
