N. Chandrasekaran: perché è tornato, nonostante la propria decisione di andarsene

Modificato da: Svitlana Velhush

17 settembre 2026, durante una riunione del consiglio di amministrazione di Tata Sons, N. Chandrasekaran accettò di rivedere la sua decisione di agosto di non ricandidarsi per un nuovo mandato. Quattro membri del consiglio votarono a favore della sua rielezione come presidente esecutivo per cinque anni, uno contro. Così si concluse un episodio breve ma teso, in cui l'intenzione personale del dirigente si scontrò con gli interessi del gruppo.

La decisione ha importanza non solo per un conglomerato di 158 anni del valore di circa 300 miliardi di dollari. Tata Sons controlla Air India, Jaguar Land Rover, Tata Steel e altre attività. In una situazione di perdite della compagnia aerea, calo delle vendite di automobili e una recente fuga di dati, la continuità della leadership diventa un fattore che influisce sulla fiducia degli investitori e delle autorità di regolamentazione. La RBI ha recentemente respinto la richiesta di revoca dello status di core investment company, il che riporta in primo piano la questione di una possibile quotazione.

Chandrasekaran entrò in TCS nel 1987 dopo una laurea magistrale in informatica e ha percorso l'intera carriera all'interno del gruppo. Dal 2017 guida Tata Sons, succedendo a Ratan Tata dopo le dimissioni di Cyrus Mistry. In due mandati ha condotto la ristrutturazione, rafforzato il bilancio e mantenuto la reputazione di «Tata lifer» — una persona per cui gli interessi del gruppo contano più delle ambizioni personali. Proprio questa reputazione è diventata l'argomento chiave quando, a settembre, il comitato per le nomine gli ha chiesto di tornare.

In agosto 2026 Chandrasekaran comunicò per iscritto al consiglio che non si sarebbe ricandidato. La decisione fu sua, senza pressioni da parte del consiglio di amministrazione. Tuttavia, dopo che la RBI ebbe respinto la modifica dello status regolamentare e il consiglio ebbe nuovamente discusso dei «più ampi interessi del gruppo», cambiò posizione. Non fu un voltafaccia pubblico sotto pressione — fu l'accettazione di una richiesta formulata come necessità di stabilità in vista di una possibile quotazione e di complesse trattative con gli azionisti di minoranza.

Contrario si espresse Noel Tata, presidente dei Tata Trusts, che possiedono il 66 % di Tata Sons. Defini la rielezione «illegittima» secondo lo statuto, che richiede l'approvazione di entrambi i nominees dei trust. A suo parere, la votazione 4:1 non ha validità. Le divergenze riguardano non solo la persona di Chandrasekaran, ma anche la strategia: i Trusts sono contrari alla quotazione pubblica delle azioni, che il consiglio ora intende discutere con la RBI.

La situazione ricorda il classico conflitto tra un manager professionista e un azionista di controllo in una struttura familiare. Chandrasekaran agisce come una persona per cui la stabilità istituzionale conta più del comfort personale o persino della propria decisione precedentemente annunciata. Non ha innescato il conflitto, ma non se n'è andato nemmeno quando il gruppo ha avuto di nuovo bisogno di lui.

La rielezione dimostra che in Tata Sons, nonostante le procedure formali, il potere reale resta a coloro che possono garantire la continuità in condizioni di pressione esterna. Per Chandrasekaran non è solo una proroga del mandato — è la conferma che il suo ruolo di «uomo del sistema» prevale sui piani personali e sulle divergenze familiari.

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Fonti

  • Tata Sons reappoints N Chandrasekaran

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