I ricercatori del Centro lussemburghese di biomedicina dei sistemi dell'Università del Lussemburgo, insieme a colleghi della Harvard Medical School e del CIC bioGUNE, hanno sviluppato un approccio sistemico alla ricerca di geni capaci di ringiovanire le cellule a livello molecolare.
Invece dell'età cronologica, gli scienziati si sono concentrati su quella biologica: hanno creato un modello di apprendimento automatico — un predittore dell'età trascrittomica — che, sulla base dei dati di espressione genica nelle cellule della pelle, determina quanto «giovani» appaiano i processi molecolari. Il modello è stato addestrato su campioni che andavano da donatori bambini ad anziani, dopodiché decine di candidati sono stati testati per la capacità di spostare le firme dell'invecchiamento verso la giovinezza.
Tra tutti i geni si è distinto SRSF1, che codifica una proteina coinvolta nella maturazione e nello splicing dell'RNA. La sua espressione è più elevata nelle cellule giovani; l'aumento artificiale del suo livello in cellule umane invecchiate trasferiva il loro profilo trascrittomico in uno stato notevolmente più giovane, mentre le cellule conservavano la propria identità e funzionalità — un problema che aveva ostacolato molti precedenti approcci alla riprogrammazione.
Per verificare se l'effetto funziona al di fuori della capsula di Petri, i ricercatori hanno condotto esperimenti su organismi modello — vermi e topi anziani. L'espressione inducibile di SRSF1 rallentava lo sviluppo della fragilità ed era associata a un aumento della durata della vita fino al 14 per cento. Miglioravano inoltre gli indicatori della funzione biologica: riparazione tissutale, resistenza e attività fisiologica in età avanzata.
Secondo il professor Antonio del Sol, responsabile dei gruppi di biologia computazionale presso l'LCSB e il CIC bioGUNE, l'obiettivo era creare un quadro per la ricerca sistematica dei regolatori dell'invecchiamento. «Ora abbiamo una strategia che ci permette di individuare altri fattori che aiuteranno a comprendere meglio i processi dell'invecchiamento e a identificare modi per promuovere un invecchiamento sano in futuro», osserva.
La scoperta di SRSF1 è presentata come proof-of-concept: in futuro il modello potrà essere esteso a un numero maggiore di geni, vie e tipi di cellule, comprese quelle colpite da malattie legate all'età. Il lavoro è pubblicato sulla rivista Nature Aging e si basa sui dati di una collaborazione internazionale sostenuta da fondi specializzati.
In questo modo, l'approccio apre la strada alla ricerca mirata di interventi che possano sostenere la salute e l'indipendenza in età avanzata, preservando al contempo l'identità e la funzione cellulare.

