Sulla parete meridionale del tempio nell'antica Kition, sotto l'odierna Larnaca, gli scanner laser hanno individuato 23 immagini di navi precedentemente non notate. Quella che quarant'anni fa si riteneva una galleria completa di diciannove disegni si è rivelata solo una parte di una cronaca marittima ben più lunga.
Negli anni 1980 gli archeologi Lucien Basch e Michal Artzy documentarono questi graffiti sulla facciata del Tempio 1 a Kition-Kathari. Si riteneva che fossero tutti incisi alla fine dell'età del bronzo, poco prima del collasso delle civiltà del Mediterraneo orientale. Una nuova ricerca, pubblicata sull'International Journal of Nautical Archaeology, mostra altro.
Il team guidato da Graham Brown dell'Università di Cincinnati ha applicato la scansione laser terrestre e la fotogrammetria. La tecnologia ha permesso di distinguere i tagli umani poco profondi dalle crepe, dall'erosione e dai danni accidentali. Di conseguenza, sui blocchi del Tempio 1 sono state individuate 23 ulteriori possibili immagini di navi: nove con alto grado di certezza, sei con grado medio e otto con grado basso.
Particolarmente importante è che due navi sono state scoperte sul blocco T1.8 in arenaria gialla, un materiale comparso a Kition solo dopo la fine della tarda età del bronzo. Questo blocco fa parte della riparazione della facciata meridionale, eseguita circa un secolo e mezzo più tardi. Dunque le persone continuarono a incidere immagini di navi per diversi secoli, dalla tarda età del bronzo alla prima età del ferro, forse fino ai tempi di Omero.
Ora il numero totale dei graffiti noti nell'area raggiunge 43: 41 sul Tempio 1 e due sull'altare del Tempio 4. I disegni riflettono diverse tradizioni di costruzione navale: cipriota, levantina ed egea. Essi collegano Kition a una vasta rete di rotte marittime e testimoniano una memoria collettiva custodita presso le mura del santuario.
Le tecnologie moderne non si limitano ad aggiungere nuovi fatti. Esse mostrano che anche dopo gli sconvolgimenti su vasta scala dell'età del bronzo la vita marinara e la memoria di essa non scomparvero, ma continuarono. Le persone tornavano alla stessa parete e vi lasciavano nuovi segni, quasi a confermare che il mare restava parte del loro mondo.
Un'attenta documentazione digitale permette di preservare queste fragili tracce per future ricerche e offre la possibilità di vedere come gli antichi artigiani tramandassero di generazione in generazione le conoscenze sulle navi.



