Nella baia di Studland Bay, sulla costa del Dorset, le cicatrici subacquee lasciate dalle catene delle ancore hanno cominciato a rimarginarsi nel giro di pochi anni. Là dove un tempo le ancore strappavano le radici dell'erba marina, ora tornano a verdeggiare fitte praterie — e insieme a esse ritornano i cavallucci marini, le anguille e i granchi.
Tutto è cominciato nel 2021, quando una partnership locale ha installato i primi dieci «ormeggi ecologici». Al posto delle pesanti catene che strisciavano sul fondo, si è utilizzata un'ancora a vite, avvitata nel sedimento, e una cima elastica che si tende e si contrae insieme alla marea. Un simile meccanismo non tocca quasi il fondale marino.
La ricerca della studentessa magistrale dell'Università di Southampton Kira Dunn ha dimostrato che nella zona dei primi dieci ormeggi le chiazze nude nelle praterie marine si sono ridotte in media del 94 % dal 2021 al 2025. Là dove le catene tradizionali sono rimaste fino al 2023, il recupero è stato del 65 %. I dati provengono da riprese sonar e osservazioni dei subacquei.
Le praterie marine non sono semplice erba sott'acqua. Servono da vivaio per i pesci, da rifugio per specie rare e da filtro naturale che trattiene il carbonio. Quando le ancore smettono di distruggerle, l'erba si espande rapidamente da sola e con essa ritorna l'intero ecosistema. A Studland Bay si registrano già molti più avvistamenti di cavallucci marini — specie che nel Regno Unito sono sottoposte a particolare tutela.
Il progetto è finanziato tramite sovvenzioni, donazioni e un piccolo contributo per l'uso degli ormeggi attraverso un'applicazione mobile. Entro il 2026 il loro numero è cresciuto fino a quasi cento. La partnership ha riunito il National Trust, i circoli nautici locali, gli scienziati e i volontari — tutti vedono che una semplice sostituzione delle attrezzature dà un risultato rapido e misurabile.
L'esperienza del Dorset dimostra che, quando si riesce a eliminare la principale fonte di danno, la natura si riprende più in fretta del previsto. Simili soluzioni locali aiutano a preservare non solo singole specie, ma intere comunità subacquee, dalle quali dipende la salute delle acque costiere.


