Alexander, di sei mesi, di Shepton Mallet nel Somerset, è diventato improvvisamente irrequieto e appariva sofferente. Sua madre Kim Reynolds si è precipitata al pronto soccorso del Royal Bournemouth Hospital, dove i medici hanno scoperto che il cuore del piccolo batteva a 280 battiti al minuto.
Tutto è iniziato al mattino, quando la dobermann di casa, Saraia, ha iniziato a comportarsi in modo insolito: non si allontanava dal bambino di un passo e guaiva lamentosa ogni volta che lo portavano fuori dalla stanza. Kim, ex idroterapeuta per cani e madre al primo figlio, all'inizio non vi ha dato particolare peso, ma il comportamento della cagna non le dava tregua.
Saraia è un normale cane di famiglia, non addestrata all'assistenza medica. Eppure segnalava con insistenza un problema che gli esseri umani non notavano. In seguito i medici hanno diagnosticato ad Alexander la sindrome di Wolff-Parkinson-White, un disturbo congenito del sistema di conduzione del cuore in cui gli impulsi elettrici percorrono vie accessorie e provocano attacchi di tachicardia.
Per normalizzare il ritmo, i medici hanno immerso due volte il piccolo in un secchio di acqua ghiacciata, ma senza risultato. Solo dopo tre dosi di un farmaco per via endovenosa la frequenza cardiaca è diminuita. Alexander è stato trasferito all'ospedale di Poole, dove è rimasto due notti. Ora assume ogni giorno il beta-bloccante propranololo con una siringa, e lo fa senza capricci.
Kim è convinta che sia stata proprio l'intuizione di Saraia a spingerla a chiedere aiuto in tempo. «Sapeva che il suo cuore batteva troppo in fretta», dice la madre. «Non riesco nemmeno a immaginare cosa sarebbe potuto succedere se lo avessi semplicemente messo nel lettino e mi fossi allontanata». Di recente Saraia ha ricominciato a comportarsi in modo irrequieto accanto ad Alexander, e questa volta il piccolo aveva una faringite batterica.
La famiglia ora raccoglie fondi per l'organizzazione benefica Tiny Tickers, che aiuta a individuare precocemente le cardiopatie nei neonati. Kim sottolinea: «Mi fido di Saraia al cento per cento. Non è un cane da assistenza addestrato, ma gli sarà sempre accanto».
La storia mostra quanto finemente i cani percepiscano i cambiamenti nelle condizioni delle persone a loro vicine, anche quando questi cambiamenti non sono visibili a occhio nudo.


