Nel governo britannico si acuisce il dibattito attorno al più grande giacimento petrolifero non sfruttato, Rosebank. Il cancelliere John Healey si pronuncia a favore dell'approvazione del progetto, mentre la ministra dell'Energia Miatta Fahnbulleh propende per il rifiuto.
Secondo fonti, Healey sostiene il rilascio dell'autorizzazione all'estrazione di circa 500 milioni di barili di petrolio a 80 miglia a nord-ovest delle isole Shetland. Lo ha lasciato intendere parlando del contributo delle entrate da petrolio e gas al nuovo fondo di ricchezza energetica.
Fahnbulleh, che prende la decisione finale, ha recentemente approvato il più piccolo giacimento di gas Jackdaw. Su Rosebank, però, secondo quanto riportato, ha un orientamento diverso: la maggior parte del petrolio andrà all'esportazione e le emissioni di carbonio risulteranno circa sette volte superiori.
La ministra sottolinea che ogni progetto va valutato singolarmente, tenendo conto degli impegni climatici e dei bilanci del carbonio. Ha già dichiarato che l'ultima parola spetta a lei, non al primo ministro Andy Burnham né al cancelliere.
La decisione su Rosebank è attesa entro la fine dell'anno. In precedenza un tribunale di Edimburgo ha annullato le precedenti autorizzazioni per entrambi i giacimenti, indicando la necessità di considerare le emissioni derivanti dalla combustione del carburante estratto.
Un eventuale rifiuto sarebbe una vittoria per gli attivisti climatici e un colpo per l'industria del Mare del Nord. Un'approvazione, invece, potrebbe creare tensioni all'interno del gabinetto laburista: contro il progetto si schiera anche il ministro degli Esteri Ed Miliband.
Quale equilibrio tra economia e clima sarà decisivo per Fahnbulleh?
Per ora tutte le parti sottolineano che la decisione deve essere motivata e tutelata da eventuali ricorsi giudiziari. Fahnbulleh ha già promesso di non procrastinare il processo, ma di agire rigorosamente secondo le regole.

