Nella prima metà del 2026 anno il produttore cinese BYD ha eguagliato Tesla per la prima volta nella quota del mercato europeo delle auto elettriche. Secondo i dati dell'Associazione europea dei costruttori di automobili ACEA, entrambe le aziende hanno chiuso il periodo con la stessa quota dell'2,4 per cento: BYD ha immatricolato 174 144 automobili, Tesla 170 351. Al contempo BYD è cresciuta del 145,5 per cento su base annua, mentre Tesla ha guadagnato solo il 54,6 per cento — prova di ritmi diversi di conquista del mercato in condizioni di rigide tariffe doganali dell'UE.
La parità è il risultato di strategie profondamente diverse. Se Tesla si è concentrata su due modelli di punta — Model 3 e Model Y —, BYD ha offerto agli europei una vasta gamma. La hatchback compatta Dolphin, il crossover compatto Atto 3, la berlina Seal e le varianti ibride PHEV coprono segmenti di prezzo diversi e si adattano a consumatori diversi. A Oslo, Monaco e Parigi, dove prevale la domanda di auto pratiche e compatte con bassi costi di possesso, un assortimento del genere si è rivelato particolarmente attraente.
La tattica ibrida di BYD non è solo una mossa di marketing. I veicoli ibridi plug-in (PHEV) non rientrano nelle tariffe antidumping europee sulle auto elettriche pure di produzione cinese, che ammontano al 17,4 per cento in aggiunta alla tariffa doganale di base (per un totale del 27,4 per cento). Ciò consente a BYD di offrire prezzi più competitivi sulle versioni ibride dei suoi modelli più popolari e, allo stesso tempo, di conquistare il segmento delle flotte aziendali, dove contano i bassi costi di carburante e manutenzione.
La mossa strategica chiave è la localizzazione della produzione. Nella città ungherese di Seghedino BYD ha completato la costruzione del primo stabilimento europeo e ha già avviato la produzione di prova. Secondo gli ultimi dati, la produzione di massa inizierà alla fine del 2026 anno con una capacità prevista fino a 200 mila automobili all'anno. La produzione locale permetterà a BYD di evitare del tutto i dazi e di ridurre notevolmente i prezzi. Parallelamente l'azienda sposta la priorità sulla Turchia, dove i costi della manodopera sono inferiori, e ha già avviato lì la preparazione del secondo grande impianto produttivo.
Tesla si trova ad affrontare sfide di natura del tutto diversa. L'azienda americana può contare su un marchio forte, su un avanzato ecosistema software e sulla rete di stazioni di ricarica Supercharger, ma il suo modello di business si basa sulla vendita diretta e sull'assistenza tramite la propria azienda. Ciò crea problemi con i clienti aziendali e i proprietari di parcheggi, che preferiscono lavorare con concessionari e reti di assistenza locali. BYD, invece, ha attivamente instaurato partnership con concessionari locali e sviluppa centri di assistenza nei principali paesi europei.
Nel lungo periodo la produzione locale in Ungheria e Turchia può garantire a BYD un vantaggio strutturale sui costi. Tesla, al contrario, sarà costretta ad accelerare il lancio di un modello accessibile (la tanto attesa gamma economica) e a rafforzare sensibilmente la propria presenza in Europa, altrimenti la parità della prima metà del 2026 anno potrà consolidarsi o trasformarsi in un ritardo duraturo rispetto al crescente concorrente cinese.
Per i consumatori europei questo significa un vantaggio concreto: si amplia la scelta di modelli a prezzi ragionevoli, si accelera il passaggio ai trasporti elettrici e ibridi. Per il settore stesso è uno stimolo alla localizzazione degli investimenti e all'innovazione tecnologica, che stanno già cambiando le regole della concorrenza sotto i nostri occhi.
