A Montreal gli italiani hanno finalmente spezzato il circolo vizioso. Dopo l'argento e due bronzi nella cronometro a squadre mista, per la prima volta nella storia della disciplina, apparsa nel 2019, sono saliti sul gradino più alto del podio. Tempo 51:32,28 — e otto secondi di vantaggio sulla Francia, diciannove sulla Svizzera. Una vittoria che non sembra un caso, ma il frutto di un lavoro lungo e meticoloso.
La formazione dell'Italia è stata costruita non secondo il principio di «chi è in forma», ma secondo quello di «chi ha già visto tutto». Filippo Ganna dopo la sconfitta contro Remco Evenepoel nella cronometro individuale, la 34-enne Elisa Longo Borghini, che prima di allora non aveva mai vinto l'oro ai campionati del mondo, e Monica Trinca Colonel, che fino a poco tempo prima aveva lavorato come ottica. Tre uomini e tre donne, la cui esperienza complessiva superava la velocità grezza dei giovani avversari.
Gli svizzeri erano considerati i favoriti principali, ma Stefan Küng ha bucato una gomma proprio all'inizio — e la squadra è rimasta senza uno dei più forti cronoman. L'Australia, due volte campione, ha chiuso quarta. La Francia, come negli anni precedenti, ha preso l'argento, ma ancora una volta sono mancati alcuni secondi. L'Italia invece è stata in testa dalla metà del percorso e non ha ceduto il vantaggio.
La staffetta mista non è semplicemente la somma di due gare. È quando gli uomini dettano il ritmo e le donne lo mantengono, quando l'anello debole in una qualsiasi delle due metà della squadra può costare tutto. Qui tattica e psicologia contano più della potenza pura: bisogna calcolare con precisione le forze sui 20,3 km della parte maschile e altrettanti della parte femminile, non bruciarsi nei primi chilometri e non crollare sull'ultima salita.
Immaginate un'orchestra in cui ogni musicista conosce a memoria la propria parte, ma il direttore non è una sola persona, bensì tutta la squadra. Una sola nota stonata — e l'intera sinfonia crolla. L'Italia ha suonato senza una sola nota stonata, anche se prima della partenza Ganna ha dovuto perfino cercare in fretta un casco da un compagno di squadra della Ineos.
Questa vittoria dimostra che nel ciclismo, dove sempre più spesso si punta sulla gioventù e sui dati, si apprezza ancora la maturità e la capacità di lavorare insieme. Per il ciclismo italiano non è solo una maglia iridata — è un segnale che il lavoro sistematico sulle discipline a squadre ha finalmente iniziato a dare i suoi frutti.
