Dopo la sconfitta nella prima partita della finale WNBA, le «Atlanta Dream» sono tornate a San Francisco e hanno inflitto una vera disfatta: 79:65 contro le «Golden State Valkyries». La serie è ora in parità — 1:1 — e adesso il vantaggio è passato alla squadra che in precedenza era arrivata tre volte in finale senza mai vincere.
La chiave del successo è stata Angel Reese. Ha segnato 30 punti e ha catturato 16 rimbalzi, diventando la terza cestista nella storia delle finali a riuscire a totalizzare almeno 30 punti e 15 rimbalzi in una sola partita. Allisha Gray ha aggiunto 18 punti, mentre Jordin Canada ha messo a referto 13 punti, 10 assist e 7 rimbalzi. Rhyne Howard ha stabilito il record delle finali per palle rubate — sei in una partita.
Le «Valkyries», matricole della lega, nella prima partita erano apparse sicure, ma nella seconda non sono riuscite a reggere la pressione delle «Dream» su entrambe le metà del campo. Soprattutto nel secondo tempo, quando la difesa di Atlanta ha completamente chiuso alle avversarie l'accesso al canestro e le ha costrette a sbagliare da oltre l'arco.
La vittoria delle «Dream» non è semplicemente il risultato di una sola stella. La squadra ha dimostrato quanto sia importante riorganizzarsi rapidamente dopo una sconfitta: invece di ripetere gli errori della prima partita, ha rafforzato il gioco sotto il tabellone e in difesa. Reese, che nella partita d'esordio della finale aveva segnato appena 14 punti, nella seconda si è trasformata in una vera dominatrice.
Come un pugile esperto che ha incassato il primo colpo pesante ma ha conservato le forze per il round di risposta, le «Dream» hanno sfruttato la pausa tra le partite per individuare i punti deboli dell'avversaria e sferrare precisi contrattacchi. Non è un caso, ma il frutto di un lavoro sistematico sugli errori.
Ora la serie si sposta ad Atlanta. Le «Dream» hanno conquistato per la prima volta nella storia della franchigia una vittoria in finale e hanno ottenuto la possibilità di dimostrare che il loro momento è arrivato. Per le «Valkyries», invece, è una lezione: anche in casa contro una matricola bisogna essere pronti a una resistenza durissima.
L'esito della serie mostrerà quale modello — l'esperienza delle veterane o l'energia di una giovane squadra — si rivelerà più forte nei momenti decisivi.


