Alla fine di settembre dell'anno 2026 gli astronomi annunciarono un evento che per lungo tempo era rimasto soltanto una possibilità teorica. Grazie al radiotelescopio sudafricano MeerKAT si riuscì per la prima volta a registrare con certezza un'emissione radio proveniente direttamente da un esopianeta e non dalla sua stella. La sorgente era il giovane gigante gassoso Beta Pictoris b, situato a circa 63–64 anni luce dalla Terra.
Il gruppo guidato da Kevin Ortiz Ceballos del Centro di Astrofisica Harvard-Smithsonian, insieme ai colleghi Edo Berger e Yvette Cendes, osservò il sistema di Beta Pictoris quattro volte negli anni 2025 e 2026. Lo strumento operava nelle bande da 0,85 a 3,5 GHz. In ogni sessione veniva registrata una sorgente radio. Ma decisiva fu la determinazione precisa della sua posizione. Usando quasar lontani come punti di riferimento, i ricercatori sovrapposero le immagini radio alle coordinate note degli oggetti del sistema. Il segnale coincideva con la posizione del pianeta b e risultava incompatibile con la stella a un livello di 4,4 sigma e con il pianeta c a 4,8 sigma.
L'emissione consisteva in rapidi impulsi ripetuti con un'elevata polarizzazione circolare — dal 40 al 70 per cento — oltre a un'emissione continua più debole tra un impulso e l'altro. Una tale combinazione è tipica dell'emissione maser a ciclotrone elettronico, che si genera nelle regioni aurorali. Le particelle cariche, accelerando lungo le linee di forza del potente campo magnetico del pianeta, generano onde radio. La frequenza massima registrata, circa 3,5 GHz, indica un'intensità di campo non inferiore a 1,25 kilogauss nella zona di emissione. Questa è la prima misurazione diretta del campo magnetico di un esopianeta. Per confronto: il campo terrestre in superficie è di circa 0,5 gauss, quello di Giove di circa 4 gauss.
Beta Pictoris b è un mondo massiccio, da 10 a 12 volte più pesante di Giove, con un periodo di rotazione di appena 8–9 ore. Il pianeta è giovane e il suo forte campo magnetico ben si accorda con i modelli teorici della dinamo per oggetti simili. La stella del sistema è relativamente tranquilla nelle radiofrequenze, il che ha aiutato a separare il segnale del pianeta. Il lavoro è ancora in fase di peer-review, i risultati sono pubblicati come preprint su arXiv.
Questa scoperta non ha nulla a che vedere con la ricerca di civiltà extraterrestri — i segnali sono del tutto naturali. Tuttavia offre un nuovo strumento. I campi magnetici dei pianeti influenzano il trattenimento dell'atmosfera, l'interazione con il vento stellare e la struttura interna. Finora simili misurazioni per mondi al di fuori del Sistema Solare erano direttamente inaccessibili. Ora è nata la possibilità di studiare le magnetosfere degli esopianeti attraverso i loro lampi radio.
Immaginate: a decine di anni luce di distanza ruota un'enorme sfera di gas. Nelle sue regioni polari infuriano processi simili alle aurore boreali terrestri, ma incomparabilmente più potenti. Gli elettroni spiraleggiano lungo le linee invisibili del campo, e l'energia si disperde nello spazio sotto forma di onde radio. Queste onde attraversano lo spazio interstellare, raggiungono la Terra e vengono captate da una rete di antenne nel deserto del Sudafrica. Tutto questo è parte della stessa fisica che opera qui, da noi, e là, presso una stella aliena. L'Universo si rivela costruito in modo tale che persino gli oggetti più lontani lasciano tracce che via via impariamo a leggere. Ogni traccia di questo tipo aggiunge dettagli al quadro del mondo, dove pianeti, campi magnetici ed emissioni sono legati in un unico sistema complesso ma comprensibile.


