Nelle strade strette di Friburgo, dove l'asfalto e i binari del tram si stringono contro le facciate grigie, sui tronchi degli alberi si accendono all'improvviso macchie vivaci: margherite, fiordalisi, erbe selvatiche. Queste minuscole aiuole presso gli alberi stradali non sono casuali: sono il risultato di un programma che la città ha avviato già nell'anno 2004 e che nell'anno 2010 ha rafforzato con il progetto «Friburgo fiorisce».
Gli abitanti prendono in custodia le buche nel terreno attorno agli alberi: seminano, annaffiano, estirpano le erbacce. La città fornisce loro piante e i consigli degli ecologi dell'Ecostazione. In due decenni più di cinquecento persone si prendono cura ormai di settecento di questi appezzamenti. Ciò che era iniziato come iniziativa informale si è trasformato in una pratica sistematica.
Gli scienziati hanno confrontato duecento buche: cento curate dai cittadini e cento senza cure. In totale hanno contato 474 specie vegetali. Negli appezzamenti curati le specie sono risultate 1,6 volte più numerose, cioè del 60 per cento. Allo stesso tempo è cresciuto non solo il numero delle specie non autoctone, ma anche quello delle specie locali, e le comunità vegetali sono diventate più varie.
In una situazione in cui le città perdono biodiversità più rapidamente delle campagne, queste «isole fiorite» funzionano come ponti viventi. Offrono cibo e rifugio agli insetti, sostengono la vita del suolo e al tempo stesso cambiano l'atteggiamento delle persone verso il proprio quartiere: al posto del cemento anonimo compare un pezzetto di natura selvatica di cui si risponde personalmente.
È importante che il programma non richieda grandi spese da parte della città: si fonda sulla volontà degli abitanti. Il risultato visibile motiva i vicini a ripetere l'esperienza, e le buche verdi si uniscono gradualmente in una rete. Così piccole azioni ripetibili si sommano in un effetto ecologico tangibile.
Lo studio dimostra che, quando i cittadini ricevono strumenti semplici e sostegno, l'ambiente urbanizzato è capace non solo di conservare i resti della natura, ma di moltiplicarli attivamente.


