Nel settembre 2026, gli scienziati dell'Università di Hokkaido e i loro colleghi hanno presentato sulla rivista Science i risultati che costringono a guardare sotto una nuova luce i primissimi passi del nostro sistema planetario. I campioni dell'asteroide Ryugu, portati dalla sonda giapponese Hayabusa-2, hanno dimostrato che il corpo genitore di questa roccia celeste si è formato non più tardi di due milioni di anni dopo la nascita del Sole — ovvero almeno 4,5653 miliardi di anni fa.
Ryugu non è un oggetto primordiale integro. Sono rovine. Un tempo esisteva un corpo molto più grande. Si scontrò con un altro, andò in frantumi e, col tempo, i frammenti si riassemblarono. Sono proprio questi frammenti che sono stati portati sulla Terra. Finora non era chiaro quando esattamente fosse apparso il corpo originale. Il team di ricercatori, tra cui il professore associato Noriyuki Kawasaki, ha determinato l'età dei minerali nei campioni utilizzando metodi radioisotopici e ha stimato le temperature a cui questi minerali si sono cristallizzati. Successivamente, i risultati sono stati confrontati con modelli computerizzati dell'evoluzione termica del corpo genitore. La conclusione è stata inequivocabile: esso ha avuto origine nei primissimi istanti di vita del Sistema Solare.
Questo è importante. Finora, l'analisi di meteoriti simili a Ryugu indicava che i loro corpi genitori si fossero formati più tardi — circa 2,2 milioni di anni o più dopo l'inizio. Ryugu e le sostanze ad esso correlate appartengono a una generazione precedente. Tali asteroidi carboniosi sono ricchi di acqua e materia organica. Si ritiene che proprio essi possano aver portato sulla Terra primordiale sia l'acqua che i mattoni fondamentali della vita. Ora è chiaro: questi materiali esistevano già proprio all'inizio.
Il quadro che emerge è quasi incredibile. Il Sole si era appena acceso. Attorno ad esso ruotava un disco di gas e polvere. Nelle fredde regioni esterne, quasi istantaneamente (su scala cosmica), iniziarono a formarsi i primi corpi solidi. Al loro interno il ghiaccio si scioglieva, l'acqua reagiva con i minerali e si formavano composti complessi. Poi scontri, distruzioni, nuove aggregazioni — ed ecco che il minuscolo asteroide Ryugu, con un diametro inferiore a un chilometro, custodisce da miliardi di anni la memoria chimica di quei primissimi processi.
Viviamo in un mondo in cui un frammento di roccia, portato da una distanza di centinaia di milioni di chilometri, permette di gettare uno sguardo in un'epoca in cui non esistevano ancora né pianeti nella forma a noi nota, né un Sistema Solare definitivamente formato. Tutto si è rivelato collegato con una precisione sorprendente: il decadimento radioattivo di isotopi a vita breve, il calore, l'acqua, la materia organica, le collisioni — e infine le condizioni in cui la vita ha potuto apparire su uno dei pianeti. Ryugu ha semplicemente custodito in silenzio questa storia, finché Hayabusa-2 non l'ha svelata per noi.


