Lina Gotmeh, architetta libanese che vive a Parigi, ha ricevuto l'incarico di progettare il padiglione permanente del Qatar nei Giardini della Biennale di Venezia. È solo il terzo padiglione di questo tipo in mezzo secolo, e la scelta è ricaduta su di lei dopo un concorso in cui ha superato otto finalisti. La proposta di Gotmeh si distingueva per chiarezza e sensibilità verso il luogo, anziché per gesti appariscenti.
La Biennale di Venezia è da tempo un'arena in cui i paesi mostrano non solo l'arte, ma anche la propria identità. I padiglioni permanenti sono rari: la maggior parte dei partecipanti si accalca in costruzioni temporanee. Per il Qatar, che investe attivamente nella diplomazia culturale, la comparsa di un proprio edificio ai Giardini è un passo verso il consolidamento sulla mappa dell'arte mondiale. Gotmeh aveva già lavorato con la regione: ha progettato il padiglione del Bahrein all'Expo di Osaka-2025 e il Serpentine Pavilion di Londra nel 2023.
La chiave della vittoria è l'attenzione al contesto e alla sostenibilità. Invece delle forme monumentali o degli spettacoli tecnologici abituali per i padiglioni nazionali, Gotmeh propone una soluzione che tiene conto del clima di Venezia, dei materiali locali e della storia del sito. La giuria era presieduta da Rem Koolhaas, noto per il suo scetticismo verso l'espressività eccessiva. Ciò indica una svolta: dalla dimostrazione di potenza al dialogo con l'ambiente circostante.
Confrontiamo con l'approccio tipico: molti padiglioni degli anni passati somigliavano a bandiere sgargianti — visibili, ma rapidamente superate. Gotmeh lavora diversamente. I suoi progetti, compreso l'ampliamento dell'ala ovest del British Museum, si basano su un metodo archeologico — la lettura degli strati del luogo. Per il Qatar questo significa non semplice decorazione «orientale», ma l'integrazione delle tradizioni costruttive locali e di soluzioni ecologiche che resisteranno all'umidità e alle maree veneziane.
Immaginate una normale giornata estiva a Venezia: i turisti passano accanto a padiglioni temporanei che tra un anno spariranno, lasciando solo ricordi e rifiuti. L'edificio permanente di Gotmeh, al contrario, diventerà parte del paesaggio — come una vecchia casa che ricorda sia le piogge sia le mostre. Un simile approccio riduce il carico sull'ecologia e allo stesso tempo rafforza il senso di autenticità: il visitatore percepisce non una «rappresentazione del Qatar», ma il suo reale rapporto con il mondo.
La scelta di Gotmeh mostra come cambia la logica dei progetti nazionali. Il denaro e le ambizioni restano, ma ora sono orientati alla durata e al rispetto del contesto. In un mondo in cui l'architettura spesso serve al marketing, questo è un raro caso in cui la forma segue non il desiderio di sorprendere, ma la necessità di inserirsi.
Il progetto di Gotmeh ricorda che l'architettura sostenibile non è solo materiali, ma anche la capacità dell'edificio di intrattenere un dialogo con il luogo e il tempo.


