Il tribunale federale di Washington ha respinto la causa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che chiedeva allo Stato di consegnare l'elenco completo e non redatto degli elettori. La giudice Kimberly Evanson, nominata durante l'amministrazione Biden, ha ritenuto la richiesta contraria alla legge federale.
L'amministrazione Trump cercava di ottenere i dati, comprese le date di nascita, i numeri delle patenti di guida e le ultime quattro cifre dei numeri di previdenza sociale. Lo Stato di Washington proponeva di fornire una versione con le informazioni riservate rimosse, ma le autorità federali insistevano per l'accesso completo.
Questa decisione è stata la 25 vittoria consecutiva degli Stati in casi analoghi. Il Dipartimento di Giustizia ha perso tutte le cause presentate contro più di due dozzine di Stati e il Distretto di Columbia, che si erano rifiutati di consegnare le banche dati complete degli elettori.
Il segretario di Stato di Washington, Steve Hobbs, ha osservato che tali richieste rappresentano un tentativo di ingerenza federale nell'organizzazione delle elezioni, che secondo la Costituzione sono di competenza degli Stati. I democratici e le organizzazioni per i diritti civili definiscono la serie di vittorie giudiziarie un importante freno all'espansione dei poteri del governo federale.
Perché l'amministrazione continua a presentare cause nonostante i ripetuti rifiuti dei tribunali? La risposta potrebbe risiedere in una strategia più ampia volta a verificare gli elenchi degli elettori per individuare i non cittadini.
La decisione del tribunale rafforza la posizione degli Stati nelle dispute sulla riservatezza dei dati e sulla separazione dei poteri tra il centro federale e le regioni. Casi analoghi continuano a essere esaminati, ma la tendenza resta per ora inequivocabile.
